cerca

Addio a Colombo Se ne va l’ultimo padre costituente

L’esponente Dc è scomparso a Roma a 93 anni. Dal 2003 era senatore a vita

Emilio Colombo, ultimo dei padri costituenti ancora in vita, si è spento ieri sera a Roma. Aveva 93 anni e la sua scomparsa è la terza in pochi mesi tra i senatori a vita. Prima di lui, infatti, se n’erano andati in rapida successione Rita Levi Montalcini e Giulio Andreotti.

Presidente del Consiglio, due volte ministro degli Esteri, europarlamentare, senatore a vita dal 2003, Emilio Colombo è stato uno degli uomini che più ha segnato la vita repubblicana dell’Italia. Nato a Potenza l’11 aprile 1920, i ruoli preminenti nella Democrazia Cristiana e nelle istituzioni ne hanno fatto una sorta di «dominus», specie nella terra d’origine, la Basilicata, dove tutto sembrava ruotare intorno a lui.

Laureato in giurisprudenza e proveniente dalla Gioventù di Azione Cattolica - in quel periodo storico la vera «fucina» di figure che hanno poi guidato l’Italia o avuto incarichi importanti nel Paese - Colombo a soli 26 anni venne eletto all’Assemblea Costituente. Data la giovane età, di lui in quel periodo Francesco Saverio Nitti disse: «È un colombo che volerà».

Nel 1948 l’elezione a deputato, con oltre 52mila voti, cioè il doppio di quelli avuti per l’elezione alla Costituente. Una carriera tutta in ascesa, fino ad approdare nell’agosto 1970 a palazzo Chigi come presidente del Consiglio. Ruolo che ricoprì fino al febbraio del 1972. In precedenza però c’erano stati i ripetuti incarichi ministeriali che appunto fecero di lui il «dominus» lucano: Agricoltura e foreste, Industria e commercio, Commercio, Tesoro, Esteri, e se non era ministro era sottosegretario, come all’Agricoltura e ai Lavori pubblici, allora settori chiave nella creazione di una fitta rete di rapporti locali.

Oltre confine, in Europa, Colombo ebbe un ruolo nei negoziati con la Francia all’epoca della politica della «sedia vuota» inaugurata da De Gaulle. Clamoroso il consenso nel 1979, quando fu rieletto al Parlamento europeo: circa un milione di voti di preferenza. Colombo è stato presidente del Parlamento europeo nel 1977 e riconfermato nel 1979, anno in cui gli fu assegnato il Premio Carlo Magno, attribuito ogni anno all’uomo politico che contribuisce di più al processo d'integrazione europeo.

Però, nel 2001, ecco lo smacco: la non rielezione al Parlamento, candidato come indipendente con Democrazia Europea. Nel gennaio 2003 l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo nomina senatore a vita «per aver illustrato la patria con altissimi meriti nel campo sociale». L’ultimo passaggio istituzionale di Emilio Colombo è stato molto di recente, quando ha presieduto da senatore più anziano la prima seduta post-elezioni di palazzo Madama.

Non mancano episodi controversi nella sua biografia, come quando, il 24 novembre 2003, poco dopo la nomina a senatore a vita, Emilio Colombo fu coinvolto nell’inchiesta sul giro di droga e prostituzione detta «operazione Cleopatra» e ammise davanti ai magistrati d’essere consumatore di cocaina, sostenendo che il suo consumo avveniva per fini terapeutici.

Unanime il cordoglio della politica. «Un altro grande protagonista della storia italiana ci ha lasciato» ha commentato il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. «Collaboratore di De Gasperi, uomo di governo illuminato e trasparente, europeista apprezzato in tutto il mondo - ha continuato Casini - Emilio Colombo ha testimoniato fino all’ultimo la sua dedizione per le Istituzioni e per l’Italia». «Con la morte di Emilio Colombo - ha detto invece Andrea Marcucci del Pd, presidente della commissione Cultura di Palazzo Madama - perdiamo l’ultimo Costituente, un politico che ha attraversato tutta la storia della Repubblica dal dopoguerra ad oggi. La sua scomparsa ci rende tutti più poveri». «Emilio Colombo è stato uno dei protagonisti più rilevanti della storia della Dc e del nostro Paese - ha ricordato Gerardo Bianco - anche per il suo ruolo di membro della Costituente. Avevamo un rapporto stretto, lo avevo visto due settimane fa ed era perfettamente lucido. Sono molto addolorato per la sua morte». «Colombo - continua Bianco - godeva di grande considerazione anche a livello internazionale. Ricordo la standing ovation che lo accolse a un convegno del partito democristiano tedesco a Berlino, quando era ministro degli Esteri».

Dalla sua terra, invece, arriva il saluto del presidente dimissionario della Regione Basilicata Vito De Filippo: «Di fronte all’incidente della storia - spiega l’ex governatore lucano - si può solo restare in un rispettoso silenzio. Ma con la scomparsa del presidente Colombo non scompare solo lo statista, ma anche il maestro di molti di noi, di un’intera classe dirigente. Per questo riesco ad esprimere in questo momento solo un grande dolore».

Dopo la morte di Emilio Colombo restano a Palazzo Madama solo due senatori a vita: il Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e l’ex premier Mario Monti. Nei prossimi mesi il capo dello Stato potrebbe nominare altri senatori a vita. Ma non sarebbe intenzionato a «sceglierli» nel mondo della politica, bensì a premiare le personalità che abbiano dato lustro al Paese nel mondo dell’arte e della cultura.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

Opinioni