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Il Papa: «Chi è cristiano non può essere antisemita»

Nell’incontro con i rappresentanti dell’International Jewish Committee ha parlato di comuni radici. Ha salutato gli ospiti con «Shalom»: pace, in ebraico

Il Papa: «Chi è cristiano non può essere antisemita»

Udienza generale di Papa Francesco

Chi professa il cristianesimo non può essere antisemita. L’ha detto in parole chiarissime Papa Francesco durante l’incontro nella Sala dei Papi al Palazzo Apostolico vaticano con i membri della delegazione del International Jewish Committee on Interriligious Consultations. «Per le nostre radici comuni, un cristiano non può essere antisemita». E ha quindi richiamato il Concilio Vaticano II, «punto di riferimento fondamentale per la Chiesa cattolica, per quanto riguarda le relazioni con il popolo ebraico». Netta e inequivoca anche la condanna di «odii, persecuzioni e tutte le manifestazioni di antisemitismo». Per Papa Francesco non è stato il primo incontro con gli ebrei, ma la prima occasione di colloquio diretto con un gruppo ufficiale di rappresentanti di organizzazioni e comunità ebraiche. A loro ha ricordato «il cammino di maggiore conoscenza e comprensione reciproca percorso negli ultimi decenni da ebrei e cattolici. Un cammino al quale i miei predecessori hanno dato notevole impulso: sia attraverso gesti altamente significativi, sia attraverso l'elaborazione id una serie di documenti che hanno approfondito la riflessione sui fondamenti teologici della relazione tra ebrei e cristiani». Ha sottolineato che per questo percorso comune «dobbiamo sinceramente rendere grazie al Signore. Esso, tuttavia, rappresenta la parte più visibile di un vasto movimento che si è realizzato a livello locale un pò in tutto il mondo e di cui io stesso sono testimone». E, scendendo sul piano personale, ricorda che durante il suo lungo ministero di arcivescovo di Buenos Aires ha avuto «la gioia di mantenere relazioni di sincera amicizia con alcuni esponenti del mondo ebraico». Jorge Mario Bergoglio riferisce di «aver conversato spesso circa la nostra rispettiva identità religiosa, sull'immagine dell'uomo contenuta nelle Sacre Scritture, sulle modalità per tener vivo il senso di Dio, in un mondo per molti tratti secolarizzato. Mi sono confrontato -prosegue- sulle comuni sfide che attendono ebrei e cristiani. Ma, soprattutto, come amici abbiamo gustato l'uno la presenza dell'altro». Bergoglio ha evidenziato come i colloqui interpersonali abbiano permesso di «arricchirci reciprocamente, nell'incontro e nel dialogo, con un atteggiamento di accoglienza reciproca. Ciò ci ha aiutato a crescere, come uomini e come credenti. Queste relazioni d'amicizia costituiscono per certi aspetti la base del dialogo, che poi si sviluppa sul piano ufficiale». In tal senso, Francesco ha esortato al «proseguimento di questo cammino, cercando di coinvolgere anche le nuove generazioni», perché «l'umanità ha bisogno della nostra comune testimonianza in favore del rispetto della dignità dell'uomo e della donna, creati a immagine e somiglianza di Dio. E in favore della pace, che primariamente è un suo dono». Così, il Papa ha concluso con la parola pace pronunciata anche in ebraico: «Shalom», chiedendo «il dono della vostra preghiera e assicurandovi la mia».

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