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«Il Papa è uno stile comunicativo figlio della sua cultura argentina»

di Massimiliano Lenzi «Papa Francesco è lui stesso uno stile comunicativo. Non potrebbe essere differente: è un argentino, figlio della propria cultura ed è un uomo innamorato a tal punto di Dio che...

«Papa Francesco è lui stesso uno stile comunicativo. Non potrebbe essere differente: è un argentino, figlio della propria cultura ed è un uomo innamorato a tal punto di Dio che non può che amare ciò che Dio ama: i poveri, gli ultimi, chi fa fatica a sperare».

Per Monsignor Dario Viganò, direttore del CTV, il Centro Televisivo Vaticano, la fede e la divulgazione sono pane quotidiano. Già dal dottorato a cui lo avviò - anni fa - il Cardinal Martini, la sua attenzione cadde sulla comunicazione ed in particolare sulla storia del cinema, dando il la a ciò che negli anni si sarebbe configurato, in Italia, come il nucleo strutturante dei religious film. In questa intervista a Il Tempo Monsignor Viganò ci parla di Papa Francesco e della fede. Ma anche degli ultimi due Pontefici prima di Bergoglio - Wojtyla e Ratzinger - dell'opinione pubblica e, non poteva essere altrimenti, del cinema.

"Dobbiamo stare attenti - spiega su Papa Francesco - a non immaginare che l'immediatezza e la spontaneità siano sinonimo di semplicità. E' un uomo di grande levatura culturale e acutezza. Credo ci riserverà buone sorprese".

Monsignor Viganò, che differenze coglie nel linguaggio comunicativo fra gli ultimi tre Pontefici?

"La stessa che si coglie tra una cultura polacca che ha sofferto il comunismo e che mette in campo la passione del Vangelo con entusiasmo e orgoglio; una cultura tedesca modulata su precisione, metodo e rigore benedettino ed una cultura argentina decisamente musicale e dalla necessità del contatto inclusivo nelle relazioni".

Con Papa Francesco sembra esserci un risveglio positivo nell'opinione pubblica, un nuovo entusiasmo, rispetto alla Chiesa. È così?

"Tutti sentiamo il fascino di messaggi di accoglienza e di condivisione oltre che lo stupore di un uomo le cui parole hanno il peso della vita. Anche quando alla Chiesa chiede di essere povera o alle suore dice di essere madri e non zitelle, questo rilancia all'essenziale, al rinnovato entusiasmo di vivere per il Vangelo".

Sono appena passati i 100 giorni di Pontificato di papa Francesco: se e quali cambiamenti avverranno a breve nella Chiesa secondo lei?

"Il cambiamento è il segno distintivo della Chiesa. Fedele al Vangelo di Gesù, la Chiesa cerca giorno dopo giorno le forme adeguate per l'oggi: basti pensare a come si sia modificata la prassi della Chiesa a partire dal mutare delle situazioni storico-sociali oppure a come essa si differenzi a seconda delle latitudini. Ciò su cui mi pare Papa Francesco, in una sorta di mosaico dello Spirito, continua a richiamare è che una Chiesa con strutture anche ben organizzate e strutturate per promuovere il Bene e per farlo, non sarà in grado di attrarre all'amore di Dio se non si lascia condurre nel solco del dramma del Triduo della Pasqua (ndr, è la celebrazione storico-rituale del mistero pasquale, per mezzo del quale Cristo Gesù ha compiuto l'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio. Inizia la sera del giovedì termina con i Vespri della domenica di risurrezione) che significa assumere la vita, le scelte e i gesti di Gesù. Ma solo così la Chiesa sarà una sorpresa continua per il mondo e non sua rivale".

Papa Francesco vorrebbe portare più trasparenza nella Chiesa. Lei crede che ciò avverrà?

"Tutto ciò che è per la verità dell'esperienza della Chiesa avrà un dono speciale da parte dello Spirito. In questa prospettiva sono certo che Papa Francesco aiuterà la Chiesa ad essere sempre più capace di attrazione perché libera da ogni impedimento e da ogni idolo. E' un cammino di purificazione che tutti insieme siamo chiamati a fare".

Comunicare nel 2013 è un'attività centrale, pure per la Chiesa: spieghi dunque ai nostri lettori cos'è il CTV che dirige?

"Si chiama Centro Televisivo Vaticano ma si legge Centro di documentazione audiovisiva vaticano. Infatti non si tratta di una tv, non abbiamo canali né in Italia né all'estero. Piuttosto raccontiamo il Papa e la Santa Sede per tutte le tv sia cattoliche che non, in Italia e, soprattutto all'estero. In questa prospettiva si comprende come gli standard tecnologici e produttivi per noi siano quelli statunitensi dove abbiamo un numero di network e tv cattoliche davvero impressionante per milioni di cattolici".

Che rapporti avete con le altre televisioni?

"In genere abbiamo accordi quadro con grandi network e con le agenzie internazionali. Si deve tenere presente che poi abbiamo ponti diretti in Italia con alcune televisioni e stiamo provvedendo anche a crearne alcuni con portali importanti del mondo cattolico. In genere posso dire che distinguiamo le dirette dalle news e che, con Papa Francesco, siamo in un momento di grande richiesta di immagini da parte di tutto il mondo".

La vostra sui nuovi media è quasi nulla. Perché? È una scelta voluta?

"Purtroppo è una debolezza e non una scelta. Stiamo già provvedendo sia alla costruzione di un nostro portale e sia ad una nostra presenza nei social media. Tutto questo tenendo conto di quanto già esiste e quindi secondo la duplice direttiva: il proprio specifico e insieme uno sguardo globale ai media vaticani".

Chiudiamo con la cinematografia: l'Italia è ancora capace di fare e produrre grande cinema?

"Il cinema nel 2012-2013 vive una sorta di contraddizione: da una parte la crisi che si fa sentire sempre più, dall'altra un numero record di produzioni, ben 166 film. Cosa è successo? Immagino che le produzioni, proprio grazie alla crisi, abbiano consapevolmente strutturato capacità di gestione puntando sulla leva fiscale come il tax credit oltre che sulla capacità di attrarre investimenti privati. Insomma situazioni di crisi ma anche spiragli di primavera".

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