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Una rivoluzione di nome Francesco

di Sarina Biraghi Cento giorni di semplicità. Cento giorni di presenza. Cento giorni di «effetto Bergoglio». La sera del 13 marzo scorso nessuno si aspettava quel «parroco» arrivato dall’altra parte...

Cento giorni di semplicità. Cento giorni di presenza. Cento giorni di «effetto Bergoglio». La sera del 13 marzo scorso nessuno si aspettava quel «parroco» arrivato dall’altra parte della terra con la faccia timida e sorridente che avrebbe salutato il mondo con un caldo «buonasera». È iniziata così una rivoluzione di nome Francesco capace di rassicurare i cattolici, e non solo, ancora sotto shock per l’abbandono di Benedetto XVI del soglio petrino, forse minacciato dai corvi del Vaticano.

Il Pontefice teologo, il tedesco che scriveva per il Papa polacco, perdeva così la sua freddezza, il suo naturale distacco dalle cose terrene e diventava un «vecchio» buono, forse malato, sicuramente stanco di vedere la sua Chiesa «navigare in acque agitate e con il vento contrario». Oggi Ratzinger, il Papa emerito, è il vicino privilegiato di Papa Francesco all’interno delle mura vaticane, uno degno successore dell’altro nel nome della continuità e della solidità della Chiesa. Quella sera, la folla eccitata con lo sguardo rapito verso la finestra papale, ammutolì quando quel Papa di bianco vestito, prima della solenne benedizione, disse: «Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me». Parole e gestualità moderne per una dottrina e una professione di fede secondo tradizione cattolica.

Camminare, edificare, confessare sono state le tre parole chiave annunciate all’indomani dell’elezione da Papa Francesco, i tre pilastri del suo programma di Vescovo di Roma ma anche del progetto di vita di ogni credente: camminare con la croce di Cristo; edificare la Chiesa sul sangue del Signore; confessare una sola gioia, Gesù.

Un impegno che richiede forza e volontà da parte dei cristiani, non «inamidati ma coraggiosi» ma anche un «fisico bestiale» da parte del Papa che, contrariamente ai predecessori, è molto presente e quotidianamente parla al suo popolo che sempre più numeroso arriva per ascoltarlo a San Pietro ma anche alla messa mattutina nella cappella di Santa Marta, la casa dove ha deciso di vivere per «motivi psichiatrici».

Il Pontefice che ha scelto il nome del Santo poverello vuole una Chiesa povera per i poveri non una «ong pietosa», una Chiesa aperta i cui vescovi raggiungano le «periferie esistenziali». Solidarietà e condivisione il monito di Papa Francesco che in 100 giorni ha conquistato anche i non credenti.

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