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«Rivoluzione» allo Ior

La nuova gestione delle finanze vaticane nelle mani degli 8 saggi nominati dal Papa

«Rivoluzione»  allo Ior

++ IOR: OGGI RIUNITO BOARD, VERSO SCELTA PRESIDENTE ++

Papa Francesco è asceso al soglio di Pietro già con la fama di castiga-Ior. Un po' perché, già durante le congregazioni generali, alcuni cardinali avevano sostenuto che «Pietro non aveva una banca» (il nigeriano Onayiekan) o che comunque la gestione dello Ior andava in qualche modo ridefinita (il brasiliano Braz de Aviz). E un po’ perché il dibattito, da tempo, era orientato ad attaccare il modo in cui le finanze vaticane venivano gestite. E lo Ior, ovvero l'Istituto delle Opere di Religione, impropriamente definito la «banca vaticana», è sempre usato come immagine della mala gestione finanziaria vaticana.

Ma questi non sono i fatti nella loro completezza, e Papa Francesco lo sa bene. Ci ha tenuto, dunque a fare un lavoro diverso, più pastorale che organizzativo, più teso a dare una nuova identità ed immagine alla Chiesa piuttosto che inteso a dare una nuova struttura organizzativa allo Ior. Solo in questi giorni, ha deciso di nominare un prelato allo Ior, ovvero quell'elemento di raccordo tra commissione cardinalizia di vigilanza (riconfermato poco prima dell'inizio della Sede vacante) e il consiglio di sovrintendenza (il cui presidente, von Freyberg, è stato nominato anche lui poco prima della sede vacante). La scelta è caduta su Battista Ricca, che il Papa conosce bene.

Per il resto, Francesco aspetta. C'è uno staff che lavora alacremente a fare del Vaticano un sistema finanziario non solo aderente agli standard internazionali antiriciclaggio, ma persino esemplare per come le esigenze dello Stato sovrano si accordano con le richieste di maggiore trasparenza. E per lo Ior - che sarà comunque organo vigilato - Papa Francesco ha deciso che può attendere almeno fino ad ottobre. Quando la commissione degli otto «saggi» cardinali da lui nominata arriverà a Roma, e ognuno di questi avrà delle proposte di riforma.

Nel frattempo, Papa Francesco ha portato avanti il lavoro di demondanizzazione iniziato da Benedetto XVI. Lo ha detto subito: «La Chiesa non è una Ong pietosa». Lo ha ribadito davanti ai dipendenti dello Ior, in una delle omelie della Messa del mattino: «Quando la Chiesa vuole vantarsi della sua quantità e fa delle organizzazioni, e fa uffici e diventa un po' burocratica, la Chiesa perde la sua principale sostanza e corre il pericolo di trasformarsi in una ong. E la Chiesa non è una ong. È una storia d'amore... Ma ci sono quelli dello Ior... Scusatemi, eh... Tutto è necessario, gli uffici sono necessari. Ma sono necessari fino a un certo punto: come aiuto a questa storia d'amore».

La rivoluzione finanziaria di Papa Francesco passa proprio dall'insistere sul fatto che denaro e strutture sono mezzi, non fini. Che servono alla missione della Chiesa, non sono la missione della Chiesa. Un tema sul quale anche molti, nel collegio cardinalizio, si sono mostrati confusi durante le Congregazioni Generali.

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