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L’abbraccio con Ratzinger nel segno della continuità e della saldezza della Chiesa

di Francesco Perfetti È nella memoria di tutti quell'immagine che mostra due Pontefici, l'attuale e il predecessore, inginocchiati, in abito talare bianco, vicini e assorti in preghiera. È una...

L’abbraccio con Ratzinger nel segno della continuità e della saldezza della Chiesa

Castel Gandolfo, Papa Francesco incontra Benedetto

È nella memoria di tutti quell'immagine che mostra due Pontefici, l'attuale e il predecessore, inginocchiati, in abito talare bianco, vicini e assorti in preghiera. È una immagine suggestiva, profondamente simbolica. Esprime, con forza evocativa, la saldezza e la storicità della Chiesa come istituzione temporale e, al tempo stesso, sottolinea la sostanziale continuità fra il magistero di Papa Francesco e quello di Benedetto XVI. I primi cento giorni di Francesco confermano il messaggio della foto: per un verso, l'abilità dell'istituzione di secondare le grandi trasformazioni della società contemporanea o, se si preferisce, di rispondere alle sfide dei tempi moderni e, per altro verso, la capacità dei Pontefici di portare avanti la propria missione pur con diversità di stile e comportamenti, all'insegna della continuità dogmatica e della vocazione apostolica. La presenza in Vaticano del «Sommo Pontefice Emerito» Joseph Ratzinger, ritiratosi nel Monastero Mater Ecclesiae, è pur essa un segno del fatto che l'attuale pontificato si muove, com'è giusto che sia, nel solco del precedente, sia pure con quei toni e quelle caratteristiche di umanità e di comunicatività che hanno reso popolare Francesco e lo hanno avvicinato, sempre di più, all'universo dei fedeli. Del resto, l'eredità di Benedetto XVI è ricca e intellettualmente feconda. Dall'affermazione della «ermeneutica della continuità» per negare una lettura rivoluzionaria dei documenti del Concilio Vaticano II e sostenerne invece la congruità con i dogmi del magistero in materia di dottrina e di fede fino al recupero di alcuni aspetti significativi, in particolare nella liturgia, della tradizione cattolica, il Papa tedesco ha seguito un percorso, lineare e denso di implicazioni pratiche in sintonia con l'evoluzione della storia. La condanna della «dittatura del relativismo», vero grande problema del nostro tempo e responsabile di quel fenomeno che Augusto Del Noce definiva «espansione dell'ateismo», nonché la preoccupazione di conciliare fede e ragione come pure l'impegno ecumenico e il tentativo di dialogo con i «tradizionalisti» sono lasciti importanti che Benedetto XVI ha affidato - insieme al compito di intervenire drasticamente all'interno della Chiesa per correggerne distorsioni e fattori di crisi - al suo successore. Il quale con semplicità, franchezza di linguaggio, forza comunicativa è pronto alla grande sfida.

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