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L’enciclica dei gesti che conquista i cuori

Dal conto pagato in albergo alla Messa nel carcere

Il Papa neo eletto, dalla Loggia delle Benedizioni, si inchina davanti al popolo, al quale ha chiesto di pregare per lui. Forse è questo il gesto di Papa Francesco che più di tutti resta impresso. Il primissimo gesto, a cominciare quel cammino tra «vescovo e popolo, popolo e vescovo» che da subito ha voluto stabilire.

In cento giorni di Pontificato, Papa Francesco ci ha fornito quella che in molti hanno chiamato una vera e propria enciclica dei gesti. Più che con i discorsi, questo Papa parla con il corpo, con il suo «andare verso la carne di Gesù» che è un toccare fisicamente i malati, i bambini, le persone in generale. In questo breve pontificato, di gesti che restano nella memoria ce ne sono molti. Fanno parte dell'indole di un Papa che vuole una Chiesa credibile. Così, il giorno dopo l'elezione, dopo essersi recato a Santa Maria Maggiore, ha voluto («per dare l'esempio», ha detto padre Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana) pagare il conto all'albergo di via della Scrofa, dove aveva alloggiato durante le congregazioni generali. Ma soprattutto resta impresso l'inedito gesto di andare a celebrare la Messa del Giovedì Santo nel Carcere Minorile di Casal Marmo. Ma Papa Francesco è voluto andare oltre. È andato tra gli ultimi che sono nella sua diocesi: i giovani e i carcerati. E persino quelli che non credono in Cristo: due dei carcerati cui ha lavato i piedi erano giovani di religione islamica.

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