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Papa Francesco, la bontà riempie la piazza

Fuori programma: ha fatto salire sulla papamobile un ragazzo down con la maglia di Messi

Papa Francesco, la bontà riempie la piazza

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Forza venite gente. Non è solo il titolo di un musical che sta per riconquistare il mondo, ma anche l’invito non scritto ma semplicemente percepito al quale hanno aderito col cuore e con una presenza massiccia i fedeli riuniti in Piazza San Pietro. Non c’era spazio neanche per un refolo di vento, ma l’aria era frizzante di emozioni forti. Un «tutto esaurito» di antica memoria, ma destinato a fissare nuovi e continui record. Tutti per vedere, ma soprattutto per ascoltare quell’uomo: Francesco. Il nome della semplicità e della dedizione al prossimo, l’anello di congiunzione tra il mistero della fede e la certezza dell’amore, della speranza.

Un’Udienza generale baciata dal sole della luce, trasformata in un dialogo incisivo e penetrante: e, soprattutto, comprensibile. Perché espresso da un uomo semplice, diretto, profondo e palesemente vicino al prossimo. La gente coglie tutto ciò e il muto scambio di sensazioni di gratitudine e di riflessione si mescola, racchiuso da un'azione «fuori protocollo» di Papa Francesco: nel corso del giro al termine dell'Udienza, ha invitato un ragazzo down che indossava la maglia (quella di Messi) della nazionale di calcio argentina a salire a bordo della papamobile. Il giovane ha preso posto proprio sulla poltrona papale della jeep bianca scoperta, coronando così la sua richiesta sùbito esaudita dal Papa, sommerso dagli applausi. Fra i tanti gruppi di fedeli, il Pontefice ha salutato quello della compagnia del musical «Forza Venite Gente» - col produttore Tom Del Monaco e l’autore, Michele Paulicelli - quasi una colonna sonora del legame mistico col mondo dello spettacolo.

Nell’omelia il Papa, in modo molto esplicito, ha voluto fare un richiamo forte all’interno della «sua» Chiesa: «I cristiani non siano ipocriti o moralisti senza bontà, capaci solo di dettare regole e vuoti precetti». Bergoglio ha criticato apertamente anche «gli intellettuali senza talento e i portatori di bellezze da museo: questi sono gli ipocriti ai quali Gesù rimprovera tanto», con riferimento all'atteggiamento degli scribi e dei Farisei descritto nel Vangelo.

Il Pontefice ha definito «ipocriti» anche coloro che «si pavoneggiano nel fare il digiuno, nel dare l'elemosina, nel pregare. Io - ha sottolineato - penso che quando l'ipocrisia arriva a quel punto della relazione con Dio, noi siamo abbastanza vicini al peccato. Questi non sanno di bellezza, non sanno d'amore, non sanno di verità: sono piccoli e vili. Pensiamo anche all'ipocrisia nella Chiesa e a quanto male ci fa a tutti».

Altro concetto chiave: «La Chiesa non è un'associazione politica, culturale o assistenziale, ma è un corpo vivente che cammina e agisce nella Storia che ha un capo, Gesù, che lo guida, lo nutre e lo sorregge». Viva il Papa.

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