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Prof di religione uccisa dal bidello pazzo di lei

Armato Le ha sparato cinque colpi di pistola perché non contraccambiava la sua passione

RAGUSA La uccide perché rifiutava le sue avance. Cinque colpi di pistola spengono la vita a Giovanna Nobile, 53 anni, insegnante di religione. A sparare il bidello, Salvatore Lo Presti, che con furia omicida irrompe nell'ufficio di segreteria della scuola, facendo fuoco davanti ad altre persone. Panico, urla, sgomento. Una mattinata di fuoco che ha sconvolto un tranquillo giorno di giugno, al termine delle lezioni scolastiche nell'istituto comprensivo «Francesco Pappalardo» di Vittoria (Ragusa). Un delitto per una «passione senza riscontro», ancora un femminicidio con un movente passionale. La follia omicida si è consumata intorno alle 11. Lo Presti sarebbe dovuto andare in pensione fra circa un mese. Noto come «il poeta» per la sua passione per i versi, da tempo era invaghito della Nobile, sposata, due figli, ma sarebbe stato «colpito dalla sua indifferenza» per «sentimenti assolutamente non ricambiati» anche perché mai espressi. Lo confesserà nel pomeriggio agli agenti. Dovrà rispondere di omicidio volontario, per lui dovrebbe scattare anche l'aggravante della premeditazione: si sarebbe già presentato a scuola con la sua 7.65 regolarmente detenuta.

È sconvolta, Giovannella Mallia, preside vicaria della scuola. «Ho visto in segreteria Giovanna Nobile a terra e che già non dava segnali di vita - racconta -. Ho provato a rianimarla, ma ho capito subito che la stavamo perdendo». Alla preside arriva anche la telefonata del ministro della Pubblica istruzione, Maria Grazia Carrozza. «Mi ha annunciato che lunedì - afferma la preside - ci metterà a disposizione una squadra di psicologi per cercare di favorire l'elaborazione di questa esperienza traumatica nei confronti degli operatori scolastici». Erano già disperate, le condizioni della donna quando arriva al pronto soccorso dell'ospedale «Guzzardi» di Vittoria. «Due colpi di arma da fuoco le avevano provocato una forte emorragia addominale - spiega il medico Giuseppe Marino -. Un colpo aveva raggiunto il fegato». È morta poco dopo mezzogiorno. Piangono e non riescono a darsi pace le amiche di Giovanna. «Non si può morire in questo modo - spiega Patrizia Nifosì - Andare a scuola e trovare la morte. Ha battezzato mio figlio ed aveva sempre una parola dolce per tutti». Un collega, Salvatore Gallo, cerca di ricostruire l'accaduto: «Ero in segreteria che stavo presentando la mia domanda di ferie, quando ho sentito un colpo di arma di fuoco, mi sono girato di botto e ho visto Lo Presti con la pistola in mano che sparava contro la professoressa. Mi sono buttato su di lui e l'ho bloccato, deviando un colpo di pistola verso il tetto». La città è a lutto.

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