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Si dà fuoco e si getta dal balcone del Comune

Voleva discutere dello spazio davanti al negozio. Soccorritore ferito dal lancio di un estintore

Un’altra vittima sacrificata al golem della crisi globale che continua a seminare disperazione. All’elenco si è aggiunto ieri mattina il titolare di un negozio di fiori di Ercolano, Antonio Formicola, 49 anni. L’uomo, vedovo e padre di due figli, era titolare del negozio «La Violetta» in corso Resina. Tra le 10 e le 10.30 si è presentato nel municipio del Comune campano ed è arrivato fino all'anticamera del sindaco, portando con sé della benzina. Sembra che volesse parlare con il primo cittadino, Vincenzo Strazzullo, per discutere della concessione del permesso di stallo davanti al suo negozio. Ma il sindaco era fuori dalla sede del Comune per altri impegni.

A quel punto Formicola, sembra dopo aver minacciato i presenti con un coltello, si sarebbe cosparso di benzina e sarebbe uscito sul balcone della stanza del sindaco. Si è legato un cappio al collo e ha scavalcato la ringhiera del balcone, a cui ha legato la corda. Un agente di polizia e altri impiegati comunali hanno tentato di dissuaderlo ma Formicola si è dato fuoco e si è lanciato di sotto. Il suo corpo è rimasto appeso per qualche istante mentre inutilmente dal balcone cercavano di tirarlo su. La corda, consumata dal fuoco, ha ceduto e il fioraio è precipitato di sotto. Un passante di 38 anni ha subito cercato di soccorrerlo ma incredibilmente è stato colpito da un estintore lanciato dalla finestra del municipio per spegnere le fiamme: è stato poi medicato con 30 punti di sutura alla testa all'ospedale Maresca di Torre del Greco.

Inutile invece la corsa al centro grandi ustionati del Cardarelli per Formicola, dove è morto intorno alle 11.30. Quando è giunta la notizia del decesso, a Ercolano è montata la rabbia. Un gruppo di 300-400 commercianti si è radunato nella piazza antistante il Comune e al grido di «Assassini!» ha tentato di entrare nel municipio. C’è voluto tutto il sangue freddo dei poliziotti per evitare che la situazione degenerasse e per riportare la calma. Una calma, però, carica di tensione.

Sconvolto il sindaco Strazzullo: «Con Antonio ci conoscevamo dall'infanzia, aveva un negozio che prima di lui gestiva il padre a 400 metri dal Comune - racconta - Non riesco proprio ad immaginare cosa gli sia passato per la mente». Poi fornisce la sua versione, spiegando che al momento della clamorosa prostesta «non ero in Municipio ma non mi risulta che sia stato negato un permesso di sosta a Formicola. So che si stava lavorando alla pratica ma mi sembra che chiedesse di togliere uno stallo di sosta davanti al suo negozio e ripristinare il marciapiede per esporre i fiori. In ogni caso se la richiesta gli era stata negata è perché si era rispettata la legge e questo non può assolutamente giustificare un atto del genere». Sulla tensione tra polizia e commercianti, dopo la morte del fioraio, Strazzullo ha parlato di «protesta vivace ma civile, non ci sono stati scontri».

Il presidente dell’Anci, Alessandro Cattaneo, commentando l’episodio, ha detto che i sindaci rinnovano «l'appello affinchè ci vengano dati gli strumenti per poter fornire risposte ai nostri cittadini. Quello di Ercolano è purtroppo l'ennesimo episodio del grave disagio sociale che sta divampando all'interno del nostro Paese e delle nostre comunità locali. Stiamo assistendo ad una escalation molto grave, effetto di un senso di malessere e disperazione che noi sindaci denunciamo con grande forza da tempo».

L’arcivescovo di Napoli, card. Sepe, intervenuto ieri a un convegno della Cgil Campania sulla povertà alla presenza del segretario generale Susanna Camusso, ha parlato di «uno di quei drammi che rispecchiano una situazione di crisi che ormai invade tutto e tutti. I nuovi poveri oggi sono diventati una schiera immensa. Bisogna dare una risposta, se non vogliamo arrivare a delle tensioni che sarebbero incontrollabili. Vediamo crescere questa povertà a dismisura» ha aggiunto il cardinale Sepe, spiegando che la rete del sociale «può fare supplenza per un giorno, un anno, ma se non si risolve il problema della disoccupazione strutturalmente, a monte, è chiaro che andremo alla deriva».

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