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Il pm: «La Jolly Nero lanciata a forte velocità nel porto»

Per il magistrato la nave andava a 3,4 nodi. Nove le vittime nell’incidente a Genova

Il pm: «La Jolly Nero lanciata a forte velocità nel porto»

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La nave mercantile Jolly Nero la sera del 7 maggio scorso, quando impattò contro la torre piloti causandone la distruzione e provocando la morte di nove persone, era «lanciata» ad una velocità «di oltre 3,4 nodi, velocità inadeguata alle capacità evolutive della nave ed all'ampiezza dell'area di manovra e del tutto inidonea a consentire sia l'evoluzione in sicurezza sia l'effettuazione di manovre di emergenza per compensare eventuali avarie o problemi, con violazione dell'articolo 66 del regolamento di sicurezza e dei servizi marittimi del porto di Genova». Cosi' scrive il pm Walter Cotugno, titolare dell'indagine sulla tragedia di Molo Giano. Lo si legge nell'avviso a comparire inviato ai cinque indagati (il comandante Roberto Paoloni, 63 anni, il pilota del porto Antonio Anfossi, 46 anni, il primo ufficiale Lorenzo Repetto, 56 anni, il terzo ufficiale Cristina Vaccaro, 22 anni, la società Ignazio Messina Spa, il cui legale rappresentante è il presidente del consiglio di amministrazione Andrea Gais, 51 anni). Il documento è composto da due pagine e mezzo il cui contenuto è la ricostruzione dell'evento, delle sue dinamiche interne, dei moventi e degli errori che gli inquirenti ipotizzano siano stati commessi, che si configura come un pesante atto d'accusa. Secondo la procura di Genova la tragedia si sarebbe potuta evitare con scelte diverse, più prudenti. Inoltre, non fu mai lanciato un segnale di allarme alla torre piloti. Il comandante Paoloni ed il pilota Anfossi, per il pm non avrebbero «effettuato alcuna segnalazione di emergenza» e non avrebbero «avvertito via radio il personale della Torre di controllo non consentendo alle persone presenti nelle varie costruzioni di mettersi in salvo». Paoloni, Anfossi e Repetto sono accusati di omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo colposo della torre piloti.

Paoloni è accusato anche di falso per non avere annotato le avarie presenti sulla nave in partenza e di violazione del codice di navigazione. Di falso è accusata anche il terzo ufficiale Cristina Vaccaro, per non avere annotato le avarie della nave, che si configurano nel solo contagiri non funzionante, che per la procura era lo strumento indispensabile per comprendere se il motore funzionasse. Ma sotto accusa è anche la nave stessa, di vecchia concezione, e dunque con dei limiti di manovra che sarebbero stati ignorati. Comandante e pilota avrebbero «impostato una manovra che avrebbe consentito di fermare la nave e di non urtare le banchine del porto di Genova e le strutture sopra indicate soltanto mediante il pronto riavvio dell'unico motore». Paoloni e Anfossi avrebbero effettuato la manovra di escursione «con una nave dotata di una sola elica e quindi con scarse capacità di manovra a marcia indietro e dotata di un solo propulsore di vecchia concezione (in quanto per passare dalla marcia indietro alla marcia avanti è necessario fermare il propulsore e poi riavviarlo) e malgrado fosse del tutto prevedibile la possibilità di una avaria al motore (del resto già verificatasi più volte ed anche pochi mesi prima)».

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