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De Giorgi: «Entro il 2025 la Marina non sarà più una forza operativa»

L’allarme sul futuro della Marina Militare e la questione dei marò ancora trattenuti in India. Sono i due temi che hanno dominato il 152° anniversario della Marina e il 95° dell’impresa di Premuda,...

De Giorgi: «Entro il 2025 la Marina non sarà più una forza operativa»

NAPOLITANO, EMERGENZA RESTA GRAVE, AVANTI CON RIGORE

L’allarme sul futuro della Marina Militare e la questione dei marò ancora trattenuti in India. Sono i due temi che hanno dominato il 152° anniversario della Marina e il 95° dell’impresa di Premuda, giornata celebrata senza sfarzo seguendo la linea del risparmio indicata dal governo. Nel suo messaggio, Napolitano ha definito la Marina «simbolo di coraggio e dedizione». Il capo di Stato maggiore, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, non ha usato mezzi termini sul futuro della Marina Militare: «Entro il 2025 cesserà di esistere come forza operativa - ha detto - Nei prossimi dieci anni, perderemo 51 delle 60 navi attuali e solo 11 nuove entreranno in servizio. Secondo quella che è la pianificazione attuale - ha spiegato l'ammiraglio - di fatto la Marina rimarrà con ventina di navi. Considerando le avarie e le manutenzioni, non avremo più una componente operativa». Ma, ha sottolineato l’ammiraglio, «non sarà certo un risparmio, bensì un colossale spreco. Per evitarlo, dobbiamo avviare un piano decennale mirato alla salvaguardia del comparto. Perchè legato al destino della Marina c'è anche la capacità italiana di costruire navi da esportare». Per De Giorgi, in questo processo «può esserci un'inversione di tendenza, con un piano calibrato e non così gravoso. D'altra parte - fa notare il capo di Stato maggiore - la cantieristica militare consente di mettere in moto lo sviluppo in un ampio settore e ventaglio di industrie, che vanno dagli arredi fino all'elettronica avanzatissima. I fondi per la Difesa sono fondamentali - ha rimarcato De Giorgi - per la nostra sicurezza ma anche per la nostra economia. Se non lo facciamo noi, altri faranno grandi investimenti come avviene in Turchia e Nord Europa».

Altra spina nel fianco, la vicenda di Latorre e Girone, i due fucilieri di Marina trattenuti in India, che per la ricorrenza hanno scritto all’ammiraglio De Giorgi. «In questo lungo periodo, tanti bocconi amari abbiamo dovuto e stiamo ancora ingoiando, con dignità e fierezza continueremo ad andare avanti finché Dio forza ci darà, rispettando questo Paese e dimostrando la nostra innocenza». Nel messaggio letto dal capo di Stato maggiore i due marò rivolgono «un particolare augurio e saluto» al «nostro ammiraglio Guerra ed a tutti i nostri fratelli della Brigata Marian San Marco, di cui sentiamo fortemente la mancanza. Questo è il secondo anno che ci vede ingiustamente in India ma ciò non può toglierci la libertà di gioire e di sentire ancor più forte la fierezza dell'appartenenza alla Marina Militare Italiana, alle forze armate italiane, e l'essere italiani. Il nostro sangue è tricolore». Il ministro della Difesa Mauro, presente alla cerimonia, si è collegato in videoconferenza con i due fucilieri, ringraziandoli e chiedendo loro come stanno: «Siamo di umore ragionevolmente giusto per quello che ci aspetterà a breve - ha risposto Girone - Confidiamo nel futuro e ci prepariamo alla nuova parte processuale con ottimismo». Mauro ha assicurato che il caso dei marò «è una priorità assoluta del governo».

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