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Omicidio Ferri: gli arrestati rischiano il linciaggio

Insulti e minacce a Pesaro contro i due presunti responsabili dell’uccisione dell’imprenditore. Cercavano il caveau

Una rapina, sfociata in un omicidio sotto la spinta dell'odio oltre che della sete di denaro. Un macedone e un italiano di origine nordafricana sono stati fermati da ieri dai carabinieri di Pesaro che li ritengono responsabili dell'assassinio di Andrea Ferri, del 4 giugno scorso. Sono stati trasferiti nel carcere pesarese di Villa Fastiggi, a disposizione dell'autorità giudiziaria. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il macedone, dipendente di Ferri in una delle pompe di carburante, avrebbe sparato per rubare al suo titolare le chiavi elettroniche che danno accesso al caveau del distributore di Montecchio, dove era conservata una somma significativa di denaro. Un omicidio "mirato" alla rapina, dunque, ma sul quale ha pesato, dicono gli inquirenti, una importante componente di odio. Secondo quanto si è appreso, inoltre, nella casa di Morciano di Romagna, dove abita l'italo-africano, sarebbe stata trovata una pistola calibro 7.65 compatibile con quella che, per sette volte e in rapida sequenza, ha sparato lunedì notte. Prima hanno provato ad aggredire i due presunti colpevoli, poi un lungo applauso ai carabinieri, che in meno di 5 giorni avrebbero individuato i due responsabili dell'assassinio di Andrea Ferri, 51 anni, co-titolare di tre stazioni di servizio nel pesarese, ucciso a Pesaro nella notte di lunedì. Gli amici di Ferri si erano radunati davanti al comando provinciale dei carabinieri, in attesa del trasferimento in carcere degli arresti.

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