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C’è feeling tra Quirinale e Vaticano

Il Papa ha ricevuto Napolitano: credenti e non credenti devono collaborare Il Presidente: è tempo di riflessione e cambiamento, solidarietà e giustizia

C’è  feeling tra Quirinale e Vaticano

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Anche Giorgio Napolitano, primo Capo di Stato a recarsi in visita ufficiale dal nuovo Pontefice, si è adeguato alla sobrietà dello stile di Papa Francesco. Ieri mattina, infatti, il Presidente non ha indossato il consueto frac per recarsi in Vaticano ma un più semplice abito nero. Accompagnato dalla moglie Clio, anche lei in abito scuro con pashmina, e da una delegazione guidata dal ministro degli Esteri Emma Bonino, Napolitano è stato accolto da una calorosa stretta di mano del Pontefice davanti a giornalisti e telecamere. «Qui è tutto registrato» ha scherzato il Papa, prima di intrattenersi per circa 25 minuti in colloquio privato con il Presidente.

Al termine, i due discorsi ufficiali, con il Papa che ha espresso le sue preoccupazioni per la libertà religiosa e le difficoltà di una crisi che affonda le sue radici nella perdita di punti di riferimento come la famiglia, per concludere con un invito a non perdere la speranza. Parole alle quali Napolitano ha risposto ribadendo che è il momento della «solidarietà e della giustizia». Ma soprattutto, pur nella differenza di formazione, concordando sulle cause «morali e spirituali» che sono all’orgine della crisi.

Francesco ha avuto parole di grande affetto per la nostra nazione: «Il dialogo tra Italia e Santa Sede ha come fine principale il bene del popolo italiano e come sfondo ideale il suo ruolo storicamente unico in Europa e nel mondo. In questo senso, davvero l’Italia può essere un esempio nella comunità dei popoli» ha detto il Papa ricordando «l’intensità del rapporto di stima e di amicizia» tra Napolitano e Benedetto XVI. Prendendo spunto dal 1700° anniversario dell’Editto di Milano, il Pontefice ha ribadito che «nel mondo di oggi la libertà religiosa è più spesso affermata che realizzata. Essa, infatti, è costretta a subire minacce di vario tipo e non di rado viene violata», riscuotendo anche il consenso, con evidenti cenni del capo, della laicissima Bonino. Il Papa ha anche parlato della crisi globale, delle sue radici e delle prospettive, crisi «che accentua i problemi economici e sociali, gravando soprattutto sulla parte più debole della società. Preoccupanti appaiono soprattutto i fenomeni quali l’indebolimento della famiglia e dei legami sociali, la decrescita demografica, la prevalenza di logiche che privilegiano il profitto rispetto al lavoro, l’insufficiente attenzione alle generazioni più giovani e alla loro formazione. In questo contesto, certo non facile, è fondamentale garantire e sviluppare l’impianto complessivo delle istituzioni democratiche, alle quali nei decenni trascorsi hanno contribuito in modo determinante, leale e creativo i cattolici italiani». Serve dunque un impegno concreto dei giovani in politica e che «credenti e non credenti insieme collaborino nella promozione di una società dove le ingiustizie possano essere superate». Il Papa, non potrebbe essere altrimenti, guarda con fiducia al futuro e incoraggia l’Italia: «Anche in ambito civile è vero ciò che la fede ci assicura: non bisogna mai perdere le speranze. Quanti esempi in questo senso ci hanno dato i nostri genitori e i nostri nonni, affrontando ai loro tempi dure prove con grande coraggio e spirito di sacrificio! Più volte Benedetto XVI ha ribadito che la crisi attuale dev’essere occasione per un rinnovamento fraterno dei rapporti umani». Francesco ha infine ringraziato gli italiani «per l’affetto caloroso con cui mi hanno accolto dopo la mia elezione: mi hanno fatto sentire di nuovo a casa! L’Italia - ha concluso - possa essere sempre una casa accogliente per tutti!».

E se parlando dei rapporti tra Italia e S. Sede il Papa ha fatto riferimento a «due colli, il Quirinale e il Vaticano, che si guardano con stima e simpatia», Napolitano ha risposto che «ci incontreremo ancora sulla strada» tra i due colli, ricordando la sua amicizia con Benedetto XVI «cui desidero rivolgere un sentito, grato pensiero ed augurio». Il Presidente ha espresso i sentimenti del popolo italiano, che ha subito sentito vicino il nuovo Papa fin dalla scelta del nome: «È già divenuto figura familiare e cara - ha sottolineato il Presidente - Il nostro è un Paese che, tra quelli pur classificati come ricchi, ha nel suo seno aree e fenomeni di povertà estesisi nei recenti anni di crisi come non mai da decenni. È tempo dunque di riflessione e di cambiamento, di solidarietà e di giustizia, con l'urgenza che il disagio di vasti strati sociali e in special modo la condizione giovanile fortemente richiedono. Il cambiamento che s’impone in Italia non può non toccare anche comportamenti diffusi, allontanatisi gravemente da valori spirituali e morali che soli possono ispirare la ricerca di soluzioni sostenibili per i nostri problemi».

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