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Falsi prodotti «bio», sgominata frode da 135 milioni

La Finanza ha scoperto un’organizzazione che immetteva sul mercato alimenti non biologici

Falsi prodotti «bio», sgominata frode da 135 milioni

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Un'associazione per delinquere specializzata in false certificazioni «bio» nel settore agricolo con un giro d'affari di oltre 135 milioni di euro è stata scoperta dalla Guardia di finanza di Cagliari. Sedici ordinanze di custodia cautelare - 4 in carcere e 12 ai domiciliari - e otto provvedimenti d'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese sono stati eseguiti in Sardegna e in collaborazione con i finanzieri di Lazio, Marche, Emilia-Romagna, Veneto e Puglia. Attraverso un sistema «piramidale» di società «fantasma» del settore dell'intermediazione di prodotti cerealicoli derivanti da agricoltura biologica sparse nelle regioni interessate dall'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore di Cagliari, Paolo De Angelis, il gruppo sfornava certificazioni e documenti fiscali falsi per piazzare a prezzi elevati sul mercato italiano ed europeo prodotti in realtà non biologici. Al vertice dell della frode c’è un'azienda sarda, amministrata da un prestanome ultrasettantenne di Imola (Bologna), occasionalmente residente a Capoterra (Cagliari). Anche in questo caso la società si è rivelata essere una delle tante scatole vuote senza strutture né personale utilizzata per alimentare il business milionario. La frode - secondo quanto ricostruito dagli inquirenti - sfruttava alcuni punti deboli dei meccanismi di certificazione «bio», con l'inconsapevole contributo degli enti di certificazione, ma in alcuni casi, poteva contare sulla collaborazione di funzionari infedeli. Di fatto, grandi quantità di prodotti non biologici riuscivano a essere classificati come tali incrementando esponenzialmente il giro d’affari degli arrestati.

Oltre 100mila tonnellate di cereali non biologici, fra grano, mais, soia e girasole, sono stati fatti passare per «bio» attraverso una rete di sette società «fantasma» con un’evasione dell'Iva di oltre cinque milioni di euro. Le indagini sono scattate dopo una verifica fiscale nell'azienda «capofila» di Capoterra (Cagliari). A insospettire i finanzieri sono stati i numerosi e fittizi trasporti «su gomma» fatti risultare a ridosso della fine dell'anno, per notevoli quantità di prodotto, spesso eccedenti la reale capacità di stoccaggio disponibile nei magazzini del sodalizio criminale. La documentazione extracontabile recuperata durante le numerose perquisizioni disposte dalla procura di Cagliari in diverse località della Sardegna e della penisola, ha consentito di ricostruire il meccanismo della frode. Gli arresti, disposti dal gip Giampaolo Casula, sono stati eseguiti nelle province di Cagliari, Verona, Padova, Pesaro Urbino, Ancona, Macerata e Bologna.

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