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Caso Cucchi Medici colpevoli

Sanitari condannati per omicidio colposo Assolti agenti penitenziari e infermieri

«Vergogna, vergogna questa non è giustizia, assassini». E ancora: «Mio fratello è morto di ingiustizia. I medici dovranno fare i conti con la loro coscienza, mio fratello non sarebbe morto senza quel pestaggio. Noi andremo avanti». Rabbia, urla, delusione. Nell’aula di giustizia è scoppiato il caos appena la Corte d’assise ha letto la sentenza al termine del processo per la morte di Stefano Cucchi, il geomentra deceduto all’ospedale Sandro Pertini di Roma dopo essere stato arrestato per droga.

A mandare su tutte le furie i familiari del geometra la decisione della Corte di assolvere gli agenti della polizia penitenziaria e condannare i medici che hanno avuto in cura il parente. Ecco la sentenza: la Corte, presiedute da Evelina Canale, dopo sette ore e mezza di camera di consiglio ha inflitto due anni di reclusione per il primario dell’ospedale Pertini Aldo Fierro, un anno e quattro mesi ciascuno per i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Silvia Di Carlo e Luigi De Marchis Preite, otto mesi di reclusione per l’altro medico Rosita Caponnetti. Assolti invece gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe, nonché gli agenti penitenziari Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

Il verdetto della Corte d’assise ha dunque accolto la tesi che ha provocare la morte del ragazzo è stato il comportamento dei sanitari che hanno preso in cura il ragazzo dopo che era stato arrestato e hanno quindi «cassato» la tesi della famiglia di Cucchi secondo il quale il parente era morto, il 22 ottobre del 2009, a causa delle percosse che avrebbe ricevuto il giorno dell’arresto nelle celle di sicurezza del Tribunale di Roma.

Il processo è stato contraddistinto da una vera e propria battaglia di perizie per dimostrare le cause della morte di Cucchi: da una parte la famiglia che sosteneva che il parente era stato preso a calci e pugni prima che fosse processato per droga, dall’altra, invece, la procura che sosteneva che una volta arrivato in ospedale la vittima non è stata nutrita e idratata a sufficienza.

Ilaria Cucchi è stata un fiume in piena. Dopo la sentenza, è scoppiata a piangere e ha detto: «Mio fratello è stato tradito dalla giustizia per la seconda volta. Non so dire cosa faremo, ma certamente non ci tiriamo indietro. Questo non ce lo aspettavamo. I medici dovranno ora fare i conti con la loro coscienza. Si tratta di una pena ridicola rispetto a una vita umana. Sapevamo che nessuna sentenza ci avrebbe dato soddisfazione e restituito Stefano ma calpestare mio fratello e la verità così, non me l’aspettavo. Capisco quelle famiglie che non affrontano questi processi perché sono dei massacri».

In particolare la Corte ha condannato per omicidio colposo Fierro, Corbi, De Marchis, Di Carlo. Caponnetti invece è stata condannata per falso in atto pubblico. Sono stati condannati anche in solido al risarcimento del danno, da liquidarsi in separata sede, in favore delle parti civili costituite. Inoltre dovranno già versare una provvisionale immediatamente esecutiva a Giovanni Cucchi per 100 euro, a Rita Calore per 100 euro, a Ilaria Cucchi in proprio per 80 mila e quale esercente la potestà genitoriale sui due figli minori 20 mila euro ciascuno. I cinque medici dovranno anche provvedere alla rifusione delle spese legali.

«Dopo più di tre anni è stato restituito ai tre agenti di polizia penitenziaria l’onore che una stampa sempre pronta ai "desiderata" della famiglia Cucchi aveva profondamente offeso», ha dichiarato Corrado Oliviero, avvocato difensore degli agenti di custodia, assolti per insufficienza di prove, commentando la decisione presa dalla Corte d’assise. «Se è vero - ha detto il penalista - che i processi si fanno nelle aule giudiziarie, al contrario di quanto affermato dalle parti civili secondo cui questi processi si devono fare con l’ausilio dei media, occorre che i giornalisti seguano di più i processi anziché inseguire Ilaria Cucchi. Dalle carte processuali era di tutta evidenza che Cucchi era arrivato nella cella del Tribunale già pestato e impossibilitato a camminare. Eppure la parte civile ha volutamente ignorato i dati del processo e ha insistito con uno zelo degno di miglior causa addirittura la tesi dell’omicidio preterintenzionale malgrado l’evidenza dei fatti e l’accordo con i mass media. Ogni ulteriore commento è inutile. Giustizia è finalmente fatta».

«Ero innocente all’inizio. Lo sono anche adesso. È finito un incubo. Non sta a me dire chi abbia provocato quelle ferite a Stefano Cucchi, posso solo dire che io sono innocente», ha affermato Nicola Minichini, uno degli agenti della penitenziaria assolto. «Il processo aveva detto questo - ha detto l’avvocato Diego Perugini, legale di Minichini - Non aveva detto niente di diverso. L’unico vero problema era valutare se la Corte avrebbe resistito alle straordinarie pressioni. La soddisfazione primaria che ho è per Nicola che è stato provato fisicamente dal processo. Ha passato quattro anni di inferno e sofferenza».

La battaglia giudiziaria non è comunque finita. Si tratta solo del primo round poiché la famiglia Cucchi ha intenzione di andare avanti e tentare di dimostrare che non sono stati i medici a far morire Stefano ma le botte ricevute dalle forze dell’ordine.

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