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A Teramo morì soffocata una bimba di 22 mesi lasciata dal padre in macchina

Un dolore che si rinnova ogni giorno. Un dolore con il quale convivere ogni istante della propria vita. La tragedia di Piacenza ha riportato drammaticamente alla memoria la...

TERAMO Un dolore che si rinnova ogni giorno. Un dolore con il quale convivere ogni istante della propria vita. La tragedia di Piacenza ha riportato drammaticamente alla memoria la vicenda della piccola Elena Petrizzi, la bimba di 22 mesi che due anni fa morì dopo essere stata dimenticata in macchina dal padre per cinque ore. Una vicenda umana diventata un caso giudiziario, con l'uomo che ha patteggiato una pena ad 8 mesi per omicidio colposo e con lo stesso pm titolare del fascicolo che all'epoca parlò di una serie di «sfortunate coincidenze», ma soprattutto il dramma di una famiglia che anche nei momenti più bui è riuscita a restare unita e con la compagna di Lucio Petrizzi, madre della bimba, che lo ha sempre difeso. Una vicenda umana, quella della piccola Elena, destinata a restare scolpita nella memoria di tutti e che si consuma nell'arco di una drammatica mattinata, quella del 18 maggio 2011, quando il padre, docente universitario a Veterinaria, esce di casa diretto verso l'asilo della bimba.

Ma quel giorno all'asilo Elena non ci arriverà mai. Perchè lo stress, la stanchezza, fanno scattare un interruttore nella testa dell'uomo. Lucio Petrizzi, docente univeritario, è convinto di essersi fermato all'asilo, di aver lasciato la sua amata bimba alle maestre come ogni giorno. Ma non è così. Ignaro della tragedia che lo sta per colpire arriva nel parcheggio della sede di Veterinaria di Viale Crispi, scende dal suo pick up, chiude l'auto e va a fare lezione, senza rendersi conto che la figlia è ancora lì, nel suo seggiolino, sul sedile posteriore dell'auto. E lì resterà fino alle 13, sotto il sole, con l'auto trasformata ormai in una trappola mortale. Un destino tragico quello della piccola Elena, con l'orrore scoperto dal padre solo quando, ad ora di pranzo, torna a prendere l'auto. A metà mattina, infatti, Lucio Petrizzi, si ferma a lasciare dei documenti in auto, ma non si accorge della piccola che nel frattempo, probabilmente, si è addormentata. E da fuori non può accorgersi della bimba, perché il pick up ha i vetri oscurati. Ma quando ad ora di pranzo sale in auto per tornare a casa, convinto di dover passare prima all'asilo a prendere la figlia, l'uomo avverte un rantolo, si sporge verso il sedile posteriore e si rende conto di quanto avvenuto. Disperato prende in braccio la figlia, cerca di rianimarla con l'aiuto dei colleghi in attesa che arrivi l'ambulanza.

Poi la corsa disperata prima nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Teramo e poi al Salesi di Ancora, dove però la piccola morirà il 22 maggio dopo quattro giorni di agonia a causa delle conseguenze del grave shock termico. Per Lucio Petrizzi, a cui la compagna nonostante la tragedia è sempre rimasta vicina, l'inizio di un incubo e di un dolore senza fine. E di una vicenda giudiziaria che si è chiusa in sei mesi e terminata con un patteggiamento ad otto mesi per omicidio colposo, atteso lontano dal Tribunale e stretto in quel dolore vissuto sempre con compostezza e riservatezza anche nei momenti più difficili.

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