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«La guerra è il suicidio dell’umanità»

Francesco celebra la Messa per i caduti e i feriti nelle missioni di pace All’Angelus appello per la fine delle ostilità in Siria e il rilascio dei rapiti

«La guerra è il suicidio dell’umanità»

La preghiera globale di papa Francesco

Un grido accorato contro la guerra «suicidio dell’umanità perché uccide il cuore e uccide l’amore». Papa Francesco ha pronunciato queste parole ieri mattina nell’omelia della Messa a Santa Marta celebrata per un gruppo di circa 80 persone, guidate dall’Ordinario militare italiano, mons. Vincenzo Pelvi, che ha concelebrato con il Papa. Il gruppo era composto dai parenti – soprattutto i genitori – di militari italiani caduti nelle missioni di pace nel corso degli ultimi 4-5 anni (in particolare in Afghanistan), e da alcuni militari feriti nel corso delle stesse missioni, accompagnati anch’essi da loro cari. La scelta del 2 giugno non è stata casuale perché, come ha detto mons. Pelvi, in occasione della Festa della Repubblica l’Italia «con diverse manifestazioni esprime un debito di amore verso la famiglia militare».

Ma la riflessione del Papa sull’importanza della pace è andata oltre: «Siamo venuti a pregare per i nostri morti, per i nostri feriti, per le vittime di quella pazzia che è la guerra! È il suicidio dell’umanità, perché uccide il cuore, uccide proprio dov’è il messaggio del Signore: uccide l’amore! Perché la guerra viene dall’odio, dall’invidia, dalla voglia di potere, anche - tante volte lo vediamo - da quell’affanno di più potere. Tante volte - ha aggiunto Francesco - abbiamo visto che i problemi locali, i problemi economici, le crisi economiche, i grandi della terra vogliono risolverli con una guerra. Perché? Perché i soldi sono più importanti delle persone per loro! E la guerra è proprio questo: è un atto di fede ai soldi, agli idoli, agli idoli dell’odio, all’idolo che ti porta ad uccidere il fratello, che porta ad uccidere l’amore». Il Papa si è spinto a dire che «Dio piange per questa nostra pazzia». Al termine della Messa è stata recitata la «Preghiera per l’Italia», composta dal beato Giovanni Paolo II.

Anche all’Angelus il Papa ha parlato dei militari impegnati nelle missioni di pace e ha chiesto un momento di preghiera silenziosa «per i caduti, i feriti e i loro familiari. Tutto si perde con la guerra. Tutto si guadagna con la pace» ha aggiunto riecheggiando il radiomessaggio di Pio XII alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Poi ha rivolto il suo pensiero alla Siria: «Sempre viva e sofferta è la mia preoccupazione per il persistere del conflitto che ormai da più di due anni infiamma la Siria e colpisce specialmente la popolazione inerme». Il Papa ha assicurato preghiera e solidarietà «per le persone rapite e per i loro familiari» e ha fatto «appello all’umanità dei sequestratori affinché liberino le vittime».

E le vittime delle guerre, come quelle della tratta delle persone, del narcotraffico e del lavoro «schiavo», i bambini e le donne che subiscono ogni forma di violenza, sono state al centro delle intenzioni dettate dal Pontefice in occasione della solenne adorazione eucaristica che ha presieduto a S. Pietro. Un’ora di adorazione che si è celebrata contemporaneamente nelle cattedrali di tutte le diocesi del mondo ma anche in tantissime parrocchie. Tutti sincronizzati sulle 17 ora di Roma. Un appuntamento che ha concluso una settimana in cui Papa Francesco ha portato la Chiesa intera a «stringersi» intorno all’Eucarestia con gesti siginificativi: dalla Prima Comunione distribuita l’altra domenica ai bambini della parrocchia romana dei SS. Elisabetta e Zaccaria alla processione del Corpus Domini di giovedì fino all’evento di ieri pomeriggio, inserito nel calendario dell’Anno della Fede.

Un appuntamento, intitolato «Un solo Signore, una sola fede», in cui il Papa non ha pronunciato discorsi. Ha voluto che al centro dell’attenzione ci fosse il SS. Sacramento. E nelle due intenzioni di preghiera si può leggere il riferimento al comandamento dell’Amore, nella dimensione verso Dio, perché la Chiesa «raccolta nell’Adorazione» possa «presentarsi al mondo» senza macchia e senza ruga, e in quella verso il prossimo, raccogliendo in essa quanti soffrono per la violenza ma anche disoccupati, anziani, immigrati, senzatetto, carcerati, emarginati.

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