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Chiesti sette anni per Fede, Mora e Minetti

Berlusconi: «Ricostruzioni incredibili e inaccettabili»

Chiesti sette anni per Fede, Mora e Minetti

PDL: MINETTI PRESENTE A CONSIGLIO, NO COMMENT

Una requisitoria durissima al termine della quale il procuratore aggiunto di Milano Piero Forno ha chiesto la condanna a 7 anni di carcere ciascuno per Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, imputati per induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile, nel processo «Ruby bis». Il pm ha chiesto anche una multa di 35.000 euro per ciascun imputato e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualunque incarico in qualsiasi scuola e dall'ufficio in strutture pubbliche e private con minori. L’accusa, sostenuta anche dal pm Antonio Sangermano, ha descritto il «sistema Arcore» partendo dal ruolo di Karima, meglio nota come Ruby Rubacuori: «I nostri tre imputati sapevano che Ruby era minorenne - ha detto Sangermano - In questo processo la prova che Ruby sia una prostituta non è essenziale. Non dobbiamo stabilire questo ma capire se le persone che l'hanno introdotta lì l'hanno istigata alla prostituzione. Ad altre sedi democratiche spettano i giudizi su Berlusconi, la vicenda di quest'uomo la giudicheranno le urne e la storia» ha aggiunto.

Secondo il pm, Emilio Fede provava come «un assaggiatore di vini» la bellezza della giovani ospiti di Arcore che «selezionava e lasciava maturare per un po’» prima di portare alle feste del Cavaliere. Quanto a Nicole Minetti, «svolgeva un ruolo particolarmente delicato, compiendo ella stessa atti sessuali retribuiti e partecipando alle tre fasi delle cene, svolgendo un fondamentale ruolo nella corresponsione di corrispettivi economici alle partecipanti alle serate. È falso che le cene fossero ordinari convivi arricchiti al più da qualche goliardica scenetta di burlesque». Il pm ha definito «assatanate di soldi» le ragazze che si sarebbero prostituite ad Arcore mentre Ruby ha cambiato versione «per trarne un vantaggio economico. Non vi è dubbio che Karima nelle intercettazioni dica di aver negato la verità ai pm e alluda continuamente ad atti sessuali con Berlusconi». Prima delle richieste di condanna, il pm Forno ha citato a sorpresa l’ex moglie del Cavaliere, Veronica Lario, che nel 2009, «molto prima che emergessero questi fatti, dichiarò che tra i motivi per cui si separava da Berlusconi c'era il fatto che per la sua dignità non poteva più tollerare un sistema in cui le vergini venivano date in pasto al drago». Il presidente del collegio, Anna Maria Gatto, gli ha ricordato che le dichiarazioni della Lario sono state «tenute fuori» dal processo. «Non mi riconosco nella persona che è stata descritta dai pm, non sono quella persona» ha commentato al termine dell'udienza Lele Mora. Berlusconi ha invece parlato di «argomentazioni lontane dalla realtà», di «incredibili e inaccettabili ricostruzioni», frutto di «una patologia giuridica che non può che destare indignazione e preoccupazione». Il processo riprenderà il 7 giugno, sentenza attesa per il 12 luglio.

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