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Maxi evasione fiscale Arrestato Ciancimino

Blitz Il figlio dell’ex sindaco di Palermo in manette insieme ad altre dodici persone

Arrestato Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, imputato ma anche testimone chiave nel processo sulla trattativa Stato-mafia cominciato l’altro ieri. Il blitz della Guardia di Finanza è avvenuto ieri all’alba nella casa di Ciancimino su mandato del gip di Bologna: «Sono una vittima di questa vicenda e ho anche subìto un danno di 500 mila euro da chi mi ha truffato». È quanto ha detto a caldo Massimo Ciancimino, accusato di associazione per delinquere ed evasione fiscale nell’ambito di un giro di compravendita di metalli. Il giudice, tuttavia, non ha riconosciuto l'aggravante mafiosa dal favoreggiamento di Cosa Nostra.

Il figlio dell'ex sindaco è stato trasferito nella caserma della Finanza di Palermo, dove era sottoposto da ottobre alla misura di soggiorno obbligato (provvedimento arrivato anche allora a tre giorni dall’udienza preliminare del processo Stato-mafia) e poi nel carcere palermitano di Pagliarelli. Insieme con lui nell'inchiesta sono coinvolte altre 12 persone.

«C'è una stranezza in tutto questo, relativa alla tempistica» - dice Roberto D'Agostino, che insieme con Francesca Russo difende Ciancimino. «Vorrei sapere qual è la possibilità di reiterazione del reato. Dove sono le esigenze cautelari? Si tratta di fatti cristallizzati al 2009. Non è una misura cautelare che può rimanere in piedi più di tanto. Davanti al Riesame non resisterà.

Si tratta di evasione d'imposta relativa società di compravendita di metalli. Ciancimino figurava come socio di fatto. Tra le varie coincidenze - aggiunge l'avvocato Francesca Russo - bisogna non dimenticare che Massimo Ciancimino è stato arrestato con l'accusa di calunnia nell’aprile del 2011 qualche giorno prima della sua deposizione al processo Mori».

Secondo l’accusa, Ciancimino sarebbe stato titolare di fatto di alcune società che avrebbero evaso l’Iva per decine di milioni di euro. Il figlio dell'ex sindaco di Palermo è anche indagato per detenzione di esplosivo. L'aggravante inizialmente contestata dai pm a Ciancimino nell'inchiesta sulla maxi-evasione ipotizza suoi rapporti con la mafia calabrese e in particolare con la cosca Piromalli della Piana di Gioia Tauro non è stata riconosciuta dal gip di Bologna.

Nelle carte dell'inchiesta della Dda di Bologna compare anche il nome del commercialista calabrese Girolamo Strangi. Secondo i magistrati bolognesi, Ciancimino junior avrebbe sottratto all’erario 30 milioni di euro con una serie di operazioni finanziarie illecite. E in proposito viene richiamata l'indagine della Dda di Reggio Calabria che alla fine del 2010, intercettando Strangi, sospettato di legami con il clan Piromalli, ascoltò sue conversazioni con Massimo Ciancimino, che definiva l'inchiesta «una cazzata».

Oggetto del colloquio, la vendita di una partita di acciaio, e in questo contesto Ciancimino avrebbe consegnato a Strangi 100.000 euro per riceverne in cambio 70.000 con un giro di assegni che agli inquireni era apparso sospetto tanto da fare ipotizzare un riciclaggio. Per quest'ultimo reato, peraltro, Massimo Ciancimino è stato condannato in appello a Palermo a 3 anni e 4 mesi.

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