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Marrazzo in tribunale: «Colpita la mia dignità»

L’ex presidente della Regione Lazio ha testimoniato nel processo in cui è parte civile nei confronti di quattro carabinieri e un viado

Marrazzo in tribunale: «Colpita la mia dignità»

MARRAZZO-C_WEB

«Sono separato, mi sono dimesso dall'incarico di governatore del Lazio ed era giusto fare così, sono tornato a non fare il mio lavoro. Questi 4 anni sono stati molto difficili, sono state state colpite la mia famiglia e la mia dignità personale e professionale». Piero Marrazzo, ex presidente della Regione Lazio, compare per la prima volta davanti ai giudici del tribunale di Roma nel processo che lo vede come parte civile. Era il luglio del 2009 quando il giornalista Rai subì un blitz illegale mentre era in compagnia di un trans. Per quel fatto, avvenuto il 3 luglio 2009, sono sotto processo 4 carabinieri e un viado. «Questi 4 anni sono stati molto difficili - ha proseguito l'ex presidente che durante la deposizione è apparso lucido - Un fatto che mi ha provocato dolore anche per colpa di una campagna mediatica micidiale, molto aggressiva e diffamatoria che ha fornito spesso alla pubblica opinione notizie non vere. Quel giorno nell'appartamento di Natalie in via Gradoli, ebbi paura e mi resi conto di aver compiuto il più grande errore della mia vita. Fui sottoposto da quei due carabinieri in borghese a una violenza psicologica molto forte, mi trovai in stato di restrizione, quasi fossi un sequestrato». La sua testimonianza è stata comunque contrassegnata da molti «non ricordo». I pubblici ministeri in aula sono Edoardo De Santis e Rodolfo Sabelli. «Non ho mai portato i trans in Regione - ha detto Marrazzo - Ammetto la mia responsabilità, ho avuto negli anni passati sporadici incontri con transessuali, se ne contano sulle dita di una mano, qualche volta si è consumato della cocaina che non portavo certo io. Non ho mai usato l'auto di servizio per questo tipo di incontri nè ho mai portato trans negli uffici della Regione. Non mi accorsi che nella casa di Natalie i carabinieri stavano girando un video - ha aggiunto - Che esisteva un filmato lo appresi tempo dopo quando mi chiamò l'allora premier Silvio Berlusconi». Qualche settimana dopo quel 3 luglio 2009, il Cavaliere lo contattò per avvertirlo che «un direttore del gruppo Mondadori, forse Signorini, aveva visto un video che mi riguardava e che era inutilizzabile perchè non si capiva bene. Aggiunse anche che ce lo aveva un'agenzia di Milano e mi diede un numero al quale telefonai successivamente. Mi rispose una donna, mi confermò di averlo. Le risposi - dice ancora Marrazzo - che mi sarei attivato per mandare qualcuno di mia fiducia a vederlo. Poi, dopo forse un giorno, mi richiamò Berlusconi affermando che il video era stato sequestrato dai Ros e che tutto era andato bene. Mi volle tranquillizzare. Quando fui sentito in procura, ebbi modo di vedere quel video, era girato in modo farraginoso e forse sottoposto a un montaggio. Oggi questa storia mi appare tutta più logica: quei carabinieri mi impedirono di lasciare la casa di Natalie perchè stavano girando un video».

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