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«La realtà si capisce dalla periferia»

Il Papa accolto da migliaia di fedeli nella parrocchia di S. Elisabetta e Zaccaria Commovente dialogo con i bambini ai quali ha dato la Prima Comunione

Sono stati molti i momenti indimenticabili durante la prima visita di Papa Francesco in una parrocchia romana, quella dei Santi Elisabetta e Zaccaria, a Prima Porta. Il dialogo con il parroco, don Benoni Ambarus; le confessioni prima della Messa; il saluto ai malati dentro la chiesa e quello, fino all’elicottero, alle migliaia di mani protese verso la «papamobile»; l’omelia trasformata in un dialogo con i bambini che si apprestavano a ricevere la Prima Comunione dalle mani stesse del vicario di Cristo. Ma per comprendere il senso più profondo di quello che ha fatto ieri Francesco bisogna soffermarsi su quello che è accaduto subito dopo la fine della Messa. Come ha detto il parroco rivolto al Pontefice, «ci ha chiesto di pregare per lei; noi abbiamo già ricevuto la sua benedizione, ora vogliamo ripetere il canto che abbiamo fatto all’inizio, perché ogni giorno preghiamo per lei». E tutti i bambini si sono stretti intorno al Papa per un canto francescano, che ripeteva, nel ritornello, «Benedicat tibi Deus et custodiat te», Dio ti benedica e ti custodisca. Francesco lo ha ascoltato inchinato, raccolto, a ricevere la preghiera dei bambini. E la mente è riandata alla prima volta in cui il Papa si è affacciato dalla loggia di San Pietro, quando parlò di «vescovo e popolo». Eccolo, il significato profondo. Il pastore e il suo gregge, non a parole, ma con l’esempio concreto. Ecco perché migliaia di persone si sono assiepate lungo la strada e sulla spianata che fronteggia la chiesa. Perché la spontaneità contagiosa di Francesco sta conquistando i cuori di tutti. Gesti semplici, come l’abbraccio con cui il Papa ha stretto a sé tutti i bambini dopo quel canto finale, dicendo loro che avevano «benedetto il Papa, vero? Se Dio lo ha fatto, ogni cristiano può benedire gli altri».

Il parroco ha salutato il Pontefice dicendo «sono un prete romano e romeno, di una parrocchia di periferia, l’ultima della diocesi. O la prima, dipende da dove si guarda». Riferendosi alle parole del Papa sulla necessità di ripartire dalle periferie, don Ambarus ha detto che «siamo in pole position». E ha aggiunto che «più che gente di periferia ci sentiamo sentinelle». Un termine che ha riscosso il plauso del Santo Padre: «Sentinelle: cara prima sentinella, seconda sentinella... mi piace questo che hai detto. È vero: la periferia può avere un senso positivo e uno negativo. Sai perché? Perché la realtà si capisce meglio non dal centro ma dalla periferia». Il Papa ha dimostrato ancora una volta la sua attenzione a chi gli sta intorno chiedendo un applauso per il segretario don Alfred Xuereb, che festeggiava 29 anni di ordinazione e ha celebrato insieme al Papa, al vicario card. Vallini, al vescovo ausiliare di Roma Nord mons. Di Tora, al parroco e al vice, don Giovanni Franco. Una giornata memorabile, soprattutto per i bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione. A loro in particolare si è rivolta l’omelia non «del Papa, che è rimasto in Vaticano - ha detto - Qui c’è il vescovo...». Riflessione che ha preso spunto dalla Madonna, dalla «fretta» con cui Maria va a trovare la cugina Elisabetta: «La Madonna è sempre così. È la nostra Madre, che sempre viene in fretta quando abbiamo bisogno. Sarebbe bello aggiungere alle Litanie della Madonna una che dica "Signora che vai in fretta, prega per noi!"». Il Papa ha poi parlato della Trinità, con parole semplici, dialogando con i bambini. E non è mancato un riferimento calcistico: «Gesù ci ha salvato, ma anche cammina con noi nella vita. Che cosa fa quando cammina con noi nella vita? Questo è difficile. Chi la sa vince il derby!». Chissà per chi tifano quelli che hanno risposto...

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