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Ragazzi contro la mafia nel giorno della strage

I messaggi di Napolitano, Grasso e Boldrini

Sono passati ventuno anni dal barbaro assassinio di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della sua scorta, Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

Il pomeriggio del 23 maggio 1992, un tratto dell’autostrada fra Palermo e l’aeroporto di Punta Raisi saltò in aria investendo il corteo di macchine che accompagnava in città Falcone. Per quella mattanza il mese scorso il giudice delle indagini preliminari di Caltanissetta Francesco Lauricella ha firmato otto ordini di arresto, su richiesta della Procura, per altrettanti nuovi indagati. Tutti accusati di strage con l’aggravante dei «fini terroristici». Ma il regista dell’attentato resta il «capo dei capi» Totò Riina. E nelle motivazioni del suo provvedimento il giudice s’è lasciato andare ad ardite ipotesi dietro la scelta di utilizzare 500 chili di tritolo per eliminare Giovanni Falcone invece dei già programmati colpi di rivoltella per le strade di Roma.

Alle 17.58 di ieri il trombettiere della polizia di stato ha eseguito il «Silenzio» in ricordo di tutte le vittime delle stragi mafiose davanti all’albero Falcone. Così sono culminate a Palermo, come ogni anno nell’ora della strage di Capaci, le manifestazioni con gli studenti.

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha nominato, tra gli applausi, tutte le vittime dei due attentati, in via d’Amelio e a Capaci. «Grazie Palermo – ha detto Grasso – Grazie Italia, siete meravigliosi, ogni anno sempre più numerosi. Ora vi prego un attimo di silenzio, di raccoglimento. È il momento fatidico di quella esplosione che ha fatto saltare in aria con 500 chili di esplosivo, tanti ragazzi, amici, colleghi».

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è invece intervenuto con un messaggio alla professoressa Maria Falcone, presidente della Fondazione «Giovanni e Francesca Falcone». «Le immagini dello spietato agguato restano indelebili nella memoria degli italiani – ha detto il Capo dello Stato – rinnovando l’angoscia di quel giorno e il ricordo commosso del sacrificio di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, addetti alla loro tutela. L’Italia fu ferocemente colpita nelle persone di suoi servitori eccezionali, di grandi magistrati, di autentici eroi che sacrificarono la loro vita a difesa della legalità e della democrazia».

Ma la giornata di ieri è stata anche condita da qualche polemica. Come quella di Giuseppe Costanza, autista di Falcone, che così ha parlato a Radio 24: «Sono indignato. La seconda carica dello Stato, Pietro Grasso, che peraltro mi conosce, mi definisce "l’autista". Io ho un nome e un cognome, ho guidato la macchina di Falcone negli ultimi otto anni della sua vita, ho rischiato di morire. E ora vengo trattato come un numero».

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