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Un anno fa la tragedia del terremoto in Emila

Erano le 4.03 del 20 maggio 2012 quando la terra tremò, per la prima volta con questa intensità, in Emilia Romagna. Una scossa con epicentro a Finale Emilia, in provincia di Modena, di magnitudo 5.9...

Erano le 4.03 del 20 maggio 2012 quando la terra tremò, per la prima volta con questa intensità, in Emilia Romagna. Una scossa con epicentro a Finale Emilia, in provincia di Modena, di magnitudo 5.9 della sala Richter, a cui ne seguì un'altra con la stessa forza, alle 9 del 29 maggio, facendo tremare tutta l'Italia settentrionale. E poi ancora scosse, una dietro l’altra, di assestamento dicono gli esperti, ma sotto le macerie e tra le vittime, le definizioni non contano più. Contano, invece, i morti: 27 quelli che hanno perso la vita tra Mirandola, Concordia sulla Secchia, Cavezzo, Novi di Modena, Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Medolla, Cento, Sant’Agostino, San Pietro in Casale. Comuni piccoli, frazioni, i cui nomi fino a un anno fa non si conoscevano, nonostante la zona fosse una delle più attive dal punto di vista della produzione, soprattutto quella delle piccole medie imprese. E sotto quei capannoni che ogni giorno e notte davano lavoro a migliaia di famiglie hanno perso la vita molti di quanti dal maggio 2012 sono diventati il simbolo di una tragedia.

«Una ferita al Paese» dice oggi il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che invita l'Italia a «ritrovarsi unita nel dolore e nel ricordo» e a non perdere la forza di andare avanti con il «processo di ricostruzione», che finora è stato «l'esempio di forza e di coesione» delle popolazioni «nel reagire alla sciagura». «Accelerare» i lavori di ripristino delle infrastrutture è invece la parola usata dal premier Enrico Letta, che annuncia una visita in Emilia per la prossima settimana, anche «per commemorare» le vittime in questi «dieci giorni di triste anniversario». L'invito a lavorare ancora celermente è arrivato oggi anche dal segretario del partito democratico, Guglielmo Epifani, il quale ha chiesto al governo «di fare ogni sforzo per fare arrivare gli strumenti anche finanziari per permettere a imprese e famiglie di uscire dalla difficoltà» e avere ancora «fiducia» nel futuro.

Una macchina enorme quella dei soccorsi e della ricostruzione, che ha messo insieme volontari, istituzioni, cittadini ed enti pubblici e privati e che oggi, a distanza di 12 mesi, permette di tirare le somme. Le risorse a disposizione supereranno i 10 miliardi, dice il presidente della Regione Vasco Errani, e se non fossero sufficienti «cercheremo una copertura». Un anno in cui il percorso per tornare alla normalità fa i conti anche con il lavoro: nell'area del cratere i lavoratori in cassa integrazione erano 41.335 dopo il sisma, mentre oggi sono scesi a 2.627.

«Tutto questo - dice Errani - lo abbiamo fatto anche grazie al volontariato, al dipartimento della Protezione civile guidata dal prefetto Gabrielli, alla collaborazione con i vigili del fuoco, le forze dell'ordine, agli artisti che hanno donato il proprio apporto, ai tanti cittadini che con piccole e grandi donazioni hanno espresso solidarietà cui noi rispondiamo con la trasparenza e l'efficienza, mettendo tutto in rete, non come accaduto in altre situazioni».

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