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Il Papa «esilia» il cardinal O’Brien

Molestò alcuni preti: dovrà lasciare la Scozia per un periodo di penitenza Francesco tuona ancora contro il carrierismo di vescovi e sacerdoti

«Per le stesse ragioni per cui decise di non prendere parte all’ultimo Conclave» il cardinale Keith Patrick O’Brien, Arcivescovo emerito di St. Andrews e Edimburgo «d’intesa con il Santo Padre, nei prossimi giorni lascerà la Scozia per alcuni mesi di rinnovamento spirituale, preghiera e penitenza. Ogni decisione circa la destinazione futura del Cardinale sarà da concordare con la Santa Sede». È lo scarno comunicato della Sala stampa vaticana che mette la parola fine allo scandalo provocato dal porporato scozzese, accusato da tre sacerdoti e da un ex prete di molestie sessuali avvenute 30 anni fa. Il cardinale presentò le dimissioni il 25 febbraio scorso. Il portavoce della S. Sede padre Lombardi disse allora che il Papa Benedetto era stato opportunamente informato. In seguito, O’Brien rinunciò formalmente a partecipare al Conclave. Un cardinale non può essere obbligato da nessuno a tale rinuncia ma è probabile che sul porporato scozzese ci sia stata una «moral suasion» molto forte affinché non si presentasse a Roma. Le dichiarazioni contenenti le accuse contro il cardinale erano state presentate all'ufficio dell'ambasciatore del Vaticano in Gran Bretagna, Antonio Mennini, a inizio febbraio, una settimana prima dell'annuncio delle dimissioni del Papa. Mennini ha risposto con una mail nella quale diceva di apprezzare il coraggio degli accusatori. I quattro hanno sostenuto di essere stati costretti ad avere rapporti «inopportuni» con il cardinale, che poi si scusò con tutti coloro che «sono stati offesi».

Papa Francesco conferma così la linea di tolleranza zero adottata già da Benedetto XVI non solo contro la pedofilia ma più in generale contro gli scandali, soprattutto di tipo sessuale, che deturpano il volto della Chiesa. E ieri mattina nella sua consueta omelia a S. Marta, il Pontefice è tornato a tuonare contro il carrierismo degli ecclesiastici. «Quando un vescovo, un prete va sulla strada della vanità, entra nello spirito del carrierismo, fa tanto male alla Chiesa. E fa il ridicolo, alla fine: si vanta, gli piace farsi vedere, tutto potente. E il popolo non ama quello! San Paolo - ha sottolineato - ricorda di aver lavorato con le sue mani, non aveva un conto in banca, lavorava. Pregate per noi - ha chiesto - perché siamo poveri, umili, miti, al servizio del popolo. Anche il vescovo e il prete possono essere tentati, siamo uomini e peccatori. Alla fine un vescovo non è vescovo per se stesso, è per il popolo; e un prete non è prete per se stesso, è per il popolo: al servizio di, per far crescere, per pascolare il popolo, per difenderlo dai lupi».

Affollatissima, ancora una volta, l’udienza generale del mercoledì. Oltre 70.000 i fedeli in piazza S. Pietro e non sono mancati momenti simpatici. Alcuni hanno donato a Francesco una gabbietta con due colombe: quando il segretario stava per riporla con gli altri regali, il Papa l’ha aperta e ha liberato i due uccellini. Poi, a sorpresa, Francesco ha annunciato che, probabilmente a settembre, andrà in visita al santuario della Madonna di Bonaria a Cagliari. In piazza, infatti, era presente una folta delegazione di pellegrini sardi. E, a braccio, ha spiegato che il nome di Buenos Aires deriva proprio da quello della Vergine di Buon Aria, perché i marinai che portarono in Sud America il fondatore della città vollero che venisse dedicata alla Madonna.

Il Papa ha poi parlato dello Spirito Santo nell’imminenza della solennità di Pentecoste: «Viviamo in un’epoca in cui si è piuttosto scettici nei confronti della verità. Benedetto XVI ha parlato molte volte di relativismo, della tendenza cioè a ritenere che non ci sia nulla di definitivo e a pensare che la verità venga data dal consenso o da quello che noi vogliamo. Sorge la domanda: esiste veramente “la” verità? Che cos’è “la” verità? Possiamo conoscerla? Possiamo trovarla? La verità non si afferra come una cosa, la verità si incontra. È proprio lo Spirito Santo, il dono di Cristo Risorto, che ci fa riconoscere la Verità». Quindi le conseguenze pratiche: «Se Dio non ci illumina interiormente, il nostro essere cristiani sarà superficiale. Proviamo a chiederci: sono aperto all’azione dello Spirito Santo, lo prego perché mi dia luce, mi renda più sensibile alle cose di Dio? Questa è una preghiera che dobbiamo fare tutti i giorni». E ha chiesto ai presenti: «Quanti di voi pregano ogni giorno lo Spirito Santo? Saranno pochi, ma noi dobbiamo soddisfare questo desiderio di Gesù. Quante cose metto prima di Dio? Chiediamoci quali passi stiamo facendo perché la fede orienti tutta la nostra esistenza. Non si è cristiani “a tempo”, soltanto in alcuni momenti, in alcune scelte - ha concluso - Si è cristiani in ogni momento! Totalmente!»

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