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Un’avaria possibile causa del disastro

Il capoluogo ligure ha vissuto una giornata di lutto e di protesta Ispezionata la scatola nera. I video della nave contro la torre di controllo

Un’avaria possibile causa del disastro

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Genova in lutto per ricordare le sette vittime dell’incidente avvenuto martedì sera presso il molo Giano. Alle 11 di ieri le sirene di tutte le imbarcazioni in porto hanno suonato all’unisono, mentre in città i negozi hanno abbassato le saracinesche.

Grida di contestazione si sono levate in piazza Matteotti durante la commemorazione delle vittime. Dopo il minuto di silenzio, alcuni operatori portuali hanno interrotto gli interventi delle autorità e dei sindacati: «Li avete sacrificati per la produttivita». «Noi ci siamo fermati per rispetto nei confronti delle vittime - hanno aggiunto i lavoratori saliti sul palco - mentre i sindacati volevano che noi riprendessimo il lavoro già ieri a mezzogiorno. Non si può lavorare mentre i sommozzatori tirano su i cadaveri».

Sono in lieve miglioramento le condizioni dei quattro feriti nell'incidente, mentre proseguono le ricerche dei due dispersi. Al lavoro per recuperare Francesco Cetrola e Giovanni Iacoviello ci sono i sommozzatori dei Vigili del fuoco, dei Carabineri, della Guardia di finanza, della Guardia costiera e della Marina militare. L’ipotesi più accreditata è che, al momento del crollo, i due si trovassero nella parte apicale della torre, sede della centrale operativa della Guardia costiera e centro di monitoraggio del traffico navale. Il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce, a proposito del sequestro della nave ha rilevato: «Disporremo nel più breve tempo possibile gli accertamenti tecnici, così da revocarlo». Di Lecce ha aggiunto che la nave dovrà essere spostata in tempi brevi dall’attracco del terminal Sech, dove è stata ormeggiata immediatamente dopo l’incidente.

Il procuratore ha anche precisato che «allo stato non ci sono altri indagati e l’ipotesi di reato è invariata». I due indagati sono il capitano della navr, Roberto Paoloni, e il pilota, Antonio Anfossi, entrambi accusati di omicidio colposo plurimo. Si cerca di capire cosa sia realmente accaduto, anche attraverso l'analisi della scatola nera. Il pm, Walter Cotugno, che ha effettuato un sopralluogo, ha sentito una ventina di persone. Si indaga per capire se sia vero che, durante la manovra, i motori della Jolly Nero siano andati in avaria. Il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, a margine della sua visita al molo Giano, ha detto: «Ci sarà un impegno concreto del governo per aiutare il porto di Genova a ripartire. Sono qui per ribadire la vicinanza del governo alle famiglie delle vittime e alla Capitaneria di porto. È il momento di stare uniti per dare una mano al porto».

ll tragico schianto della Jolly Nero sulla torretta dei piloti del porto di Genova è stato immortalato da filmati effettuati da telecamere ambientali sia dell'Autorità portuale sia di altri enti e società che hanno sede nei pressi di Molo Giano. In particolare c’è un video dello Yacht Club che avrebbe filmato proprio il momento dell’impatto. Questi filmati sono stati acquisiti dalla procura genovese e nei prossimi giorni saranno visionati dagli inquirenti e messi in relazione con i dati estratti dal Vdr, il Voyager data recorder, la cosiddetta «scatola nera» della nave.

Il dispositivo è stato consegnato stamani dalla Capitaneria di porto al pm Walter Cotugno che lo ha affidato alla polizia postale per la duplicazione del contenuto. Il Vdr dovrebbe fornire i dati essenziali, su rotta, orari e tracce vocali, per tracciare una prima, dettagliata, notizia di reato. È atteso invece per oggi il conferimento di incarico a uno o più periti per valutare lo stato delle dotazioni della Jolly Nero, in considerazione della presunta avaria che sarebbe stata, almeno in parte, all’origine della tragedia. Prosegue intento febbrile l’attività di acquisizione di testimonianze di persone direttamente e indirettamente coinvolte nell'incidente. Uomini della Capitaneria di porto hanno sentito oggi numerosi dipendenti della società. Rimorchiatori riuniti di cui facevano parte i rimorchiatori «Genoa» e «Spagna» che stavano aiutando la nave nella manovra di uscita dal porto. Marco Ghiglino, il comandante del Genua, il rimorchiatore che era a prua della Jolly Nero quando la nave si è schiantata contro la banchina , ha raccontato così la terribile esperienza: «Prima si è sbriciolata la palazzina. Cinque secondi dopo la torre ha incominciato a ondeggiare, ed è crollata in una nuvola di fumo. Non potevamo fare nulla». Il suo Genua è una "bestia” di 30 metri, capace di 60 tonnellate di tiro: «Anche se avessimo mandato le macchine oltre ogni limite, non ce l’avremmo fatta a fermare la corsa di quella nave».

«Abbiamo sentito Fabio (il collega che comandava lo Spagna, ndr) dire alla nave che era a 70 metri dalla banchina e poi abbiamo eseguito il loro ordine di continuare a tirare a tutta».

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