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Addio a Ottavio Missoni l’eleganza di uno stilista discreto

Maglie, righe e colori simbolo del made in Italy Il 4 gennaio la scomparsa del figlio Vittorio

Il suo cuore ha sopportato tutto nella vita. I sacrifici, gli stenti, la prigionia in Africa durante la Seconda guerra. Ma un cuore di papà, può sopportare tutto, non lo stillicidio quotidiano del pensiero fisso, da gennaio sino a ieri, della scomparsa di un figlio. Ha lasciato i suoi cari ieri, Ottavio Missoni, nella casa di Sumirago. Ma era già morto dentro quel 4 gennaio scorso quando arrivò la terribile notizia di un aereo sparito nel nulla, a Los Roques in Venezuela, sul quale viaggiava il suo primogenito, Vittorio. Il cuore di uno degli stilisti che ha fatto la storia della nostra moda, si è fermato all’età di 92 anni (a pochi giorni dalle dimissioni dall’ospedale dove era stato ricoverato per scompenso cardiaco), con lo strazio di non sapere dove fosse finito il primo dei suoi tre amati figli. La vita privata di Ottavio si intreccia strettamente con quella lavorativa. Lavoro e famiglia viaggiano insieme, sempre. Tai, come lo chiamano tutti, non ama studiare. È alto, bello, amante dello sport. Ed è proprio durante le Olimpiadi di Londra del ’48 (dove era finalista nei 400 ostacoli) che conosce l’altra metà della mela: Rosita. Insieme mettono su un laboratorio nel sottoscala della casa che dividono una volta sposati, a Gallarate. Lì nasce lo stile Missoni. La maglieria unica e irripetibile, le losanghe, lo zig-zag, il «put-together», ossia il ibero e solo apparentemente casuale mix di colori, punti e fantasie. Quell’alchimia che ancora oggi fa sì che quanto indossi un abito di Missoni, sai che chiunque ti vedrà, saprà esattamente quale è lo stilista che hai scelto. Succede solo ai grandi. A quelli che inventano qualcosa che né prima né dopo di loro nessuno ha creato. Le imitazioni nel corso dei decenni non sono mancate. In molti hanno tentato di copiarne la tavolozza di colori. Nessuno ci è mai riuscito. Ottavio e Rosita insieme conquistano l’America (nel ’72 il New York Times definisce la maglieria Missoni, la migliore del mondo). Da allora tutta una serie di riconoscimenti, premi, mostre celebrative del marchio. Decine e decine di licenze. Le boutique che si espandono nel mondo e vanno a conquistare nuovi mercati. Soprattutto con l’input di Vittorio che prima di scomparire in mare durante le vacanze di Natale con la compagna e una coppia di amici, aveva preso le redini dell’azienda. Assieme alla sorella Angela, che è la direttrice creativa e il fratello Luca, che si occupa del settore tecnico. Casa e bottega, i Missoni. Con nove nipoti pronti a entrare in azienda. Sarà dura per questa famiglia che ha fatto sempre quadrato per superare gli ostacoli e tenersi in piedi nonostante la crisi, andare avanti senza i suoi due pilastri.

La camera ardente per l'ultimo saluto a Ottavio Missoni sarà aperta domenica, dalle 10 alle 18, nel cortile dell'azienda a Sumirago. I funerali si terranno lunedì prossimo, alle 14.30 nella Basilica di Gallarate.

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