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«La Jolly Nero non doveva essere lì»

Parla il presidente dell’Autorità Portuale Luigi Merlo «Ora pensiamo alle vittime, ma vogliamo la verità»

«Quella nave non doveva essere lì». È i ncredulo ma soprattutto addolorato Luigi Merlo, il presidente dell’Autorità Portuale di Genova. «È accaduta una cosa terribile - aggiunge - un incidente drammatico quanto non spiegabile, almeno al momento. Il mare era piatto, la visibilità ottima, non c'era vento né altre navi incrociavano quello specchio di mare. È accaduto qualcosa di imponderabile sul quale bisognerà fare piena luce». La voce del presidente Merlo è rotta dall’emozione. Lui che di porto e portualità vive da decenni e che da meno di un anno ha assunto anche la guida di Assoporti, è sgomento. Ma ribatte un tema che sarà, presumbilmente, il filo conduttore dell’inchiesta. «La nave Jolly Nero, dopo aver mollato gli ormeggi da Sampierdarena, stava eseguendo la manovra di uscita dalla banchina di poppa per poi chiamare l’avanti tutta, percorrere il bacino di Levante e uscire dal porto. Ma quella manovra non c’è stata. Si è avvicinata troppo al molo Giano dove non solo ha toccato, ma ha spinto giù con forza la Torre dei piloti. Ma lì non doveva trovarsi, si è avvicinata troppo, perché una nave di quelle dimensioni non fa manovra lì, in quanto nessuna nave si avvicina a quell’accosto. Ogni anno a Genova arrivano 6.600 navi e ne partono altrettante. Questa operazione viene ripetuta circa 14mila volte. È davvero inspiegabile al momento quanto successo».

E come spesso avviene quando c’è di mezzo una tragedia, si rincorrono le ipotesi, si cominciano a formulare, anche velatamente, le prime accuse. Ma le parole del presidente Merlo non ammettono discussioni e aprono, a nostro avviso, uno scenario che chiama in causa il guasto tecnico della nave peraltro sostenuta nella manovra da due rimorchiatori e dal pilota del porto. Giunto in prossimità della torre dei piloti, il «Jolly Nero» ha iniziato quella che in gergo è chiamata «manovra di evoluzione», cioè l'inversione di marcia per proseguire la corsa verso il mare aperto di prua. E in quel momento dovrebbe essersi verificato l’incidente, previo il il blocco della leva che inverte il movimento delle eliche e la portacontainer, anzichè prendere mare a prua, ha proseguito il movimento di poppa con tale forza da strappare anche una delle gomene che legavano il portacontainer ad uno dei rimorchiatori. A quel punto non c’era più nulla da fare perché spinto dalla forza delle eliche il Jollly Nero è finito contro la base della torre dei piloti che si è sbriciolata nelle acque del Molo Giano. Mettere in discussione la sicurezza del porto di Genova è una follia e chi lo fa, evidentemente non conosce lo scalo genovese che da anni è battistrada nella sicurezza. Come non è ipotizzabile, almeno a nostro avviso, una responsabilità del pilota del porto di Genova che di manovra in entrata e uscita ne fa almeno una ventina ogni giorno. E per fortuna che Merlo, come altri colleghi di Authority, non si è piegato alla volontà degli armatori di non avvalersi di pilota e rimorchiatori in entrata e uscita dal porto. Adesso spetterà alla scatola nera della portacontainer della «Messina», nella quale sono registrati i dati di navigazione, chiarire la dinamica e accertare le cause del disastro. Che non può essere addebitato alla sicurezza di un porto che ne ha sempre fatto il suo cavallo di battaglia. Il cargo «Jolly Nero» una settimana fa era stato sottoposto a Castellon de la Plana, ad una «Mote detailed inspection» da parte delle autorità marittime spagnole e nessuna anomalia era emersa dal controllo. Ma parliamo di una unità con 37 anni di mare alle spalle.

«Ora pensiamo solo alle vittime - conclude il presidente Merlo - ma ci auguriamo che la verità e le responsabilità vengano presto accertate». Ma l’immagine di quel gigante di 54 metri della torre di controllo accartocciata sulla banchina del Molo Giano non sarà più dimenticata. Come quelle vittime innocenti che hanno visto la morte in faccia senza poter far nulla per evitarla.

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