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Francesco e Benedetto insieme in Vaticano

Due mesi dopo la rinuncia il Papa emerito accolto con calore dal successore

Francesco e Benedetto insieme in Vaticano

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Uno in carica, l’altro emerito. Da ieri due Papi vivono in Vaticano, a poche centinaia di metri uno dall’altro. Ma senza alcuna confusione di ruoli, di competenze, di magistero. La guida suprema della Chiesa cattolica è una sola, Papa Francesco. Ciò non toglie che lo stesso Pontefice abbia voluto rendere omaggio al suo predecessore. Benedetto XVI ha lasciato ieri pomeriggio in elicottero la villa di Castelgandolfo. Alle 16.50 è atterrato all’eliporto della Città del Vaticano da dove era partito la sera del 28 febbraio, ultimo giorno del suo pontificato. È stato accolto da tre cardinali (il presidente del Governatorato Giuseppe Bertello, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il decano del Collegio Cardinalizio Angelo Sodano) e da tre vescovi (i sostituti della Segreteria di Stato Angelo Becciu e Dominique Mamberti e il segretario del Governatorato Giuseppe Sciacca). Pochi metri in auto per raggiungere l’ex convento Mater Ecclesiae dove ha trovato ad aspettarlo Papa Francesco. Come ha riferito il portavoce della S. Sede padre Lombardi, il Pontefice «ha dato il benvenuto con grande e fraterna cordialità» a Benedetto XVI. «Insieme - ha aggiunto - si sono recati nella Cappella del Monastero per un breve momento di preghiera». Il Papa emerito è apparso in buona forma, smentendo ancora una volta chi aveva ipotizzato gravi malattie dell’ottantaseienne Ratzinger. Che avrebbe anche fatto una battuta sulla casa appena ristrutturata: «È accogliente, qui si può lavorare bene». Perché è chiaro che Benedetto XVI si atterrà al programma che si è dato quando ha annunciato la rinuncia al soglio pontificio: lavorare ancora per il bene della Chiesa ma in un modo diverso, in silenzio, «nascosto agli occhi del mondo». È probabile, dunque, che non farà più sentire in pubblico la sua voce. Ma è altrettanto probabile che Francesco si avvalga della sua preziosa esperienza. Ora che entrambi vivono in Vaticano, potrà incontrarlo, consultarlo e farsi consigliare lontano da occhi indiscreti. Con lo stile diretto che caratterizza il nuovo Pontefice, abituato per esempio a chiamare di persona al telefono i suoi interlocutori, non sembra inverosimile. Magari pregheranno ancora insieme, magari si ritroveranno davanti all’immagine della Madonna di Lourdes, nei giardini vaticani, che entrambi amano tanto. Anche se, è bene ribadirlo per evitare inutili confusioni, le decisioni sul governo della Chiesa spetteranno solo ed esclusivamente a Francesco.

Nella nuova residenza Benedetto XVI abiterà con il suo storico segretario, mons. Georg Gaenswein, che ora potrà svolgere con minori difficoltà il suo compito di prefetto della casa pontificia (in questi mesi aveva fatto il «pendolare» tra Roma e Castelgandolfo) e le quattro «memores domini», le consacrate laiche di Comunione e liberazione che si sono sempre occupate delle faccende domestiche di Benedetto XVI. È stata predisposta anche una stanza per ospitare il fratello di Ratzinger, don Georg.

Intanto Papa Francesco ha continuato il suo lavoro. Mercoledì nell’udienza generale aveva parlato di giovani e lavoro. Riprendendo un concetto già espresso nel libro intervista con Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, il Pontefice ha ribadito che «il lavoro è elemento fondamentale per la dignità della persona. Ci unge di dignità, ci riempie di dignità». E ieri, su Twitter, ha aggiunto che «il mio pensiero va a tutti coloro che sono disoccupati, spesso come risultato di una mentalità piegata in modo egocentrico sul profitto a ogni costo». Nella festa di S. Giuseppe artigiano, aveva anche incoraggiato i giovani a impegnarsi «nel dovere quotidiano, nello studio, nel lavoro, nei rapporti di amicizia, nell’aiuto verso gli altri; il vostro avvenire dipende anche da come sapete vivere questi preziosi anni della vita. Non abbiate paura dell’impegno, del sacrificio e non guardate con paura al futuro; mantenete viva la speranza: c’è sempre una luce all’orizzonte».

Infine ieri mattina, nella consueta omelia a S. Marta, ha sottolineato che «la Chiesa è una comunità del sì perchè nasce dall'amore di Cristo». E «quando i cristiani non fanno lavorare lo Spirito Santo, allora cominciano le divisioni nella Chiesa».

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