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Cellula terroristica sgominata a Bari

In manette anche l’ex imam di Andria

Cellula terroristica sgominata a Bari

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BARI Una cellula di presunti terroristi islamici, composta da cinque tunisini e un marocchino, con base operativa ad Andria - città amata dal più cosmopolita sovrano europeo, Federico II - è stata sgominata grazie all'azione investigativa dei carabinieri del Ros e della Procura della Repubblica di Bari. L'operazione è stata chiamata «Masrah» (teatro) e ha rilevato l'attività di una associazione guidata da un tunisino di quarantasei anni, imam della moschea di Andria fino al 2010 e titolare di un call center nel centro cittadino: secondo gli inquirenti selezionava e avviava militanti alla causa jihadista attraverso letture e visioni di filmati web inneggianti alla guerra santa. Il proposito finale era quello di partecipare con azioni terroristiche promosse dagli affiliati ai conflitti in Cecenia, Iraq, Palestina e Afghanistan. I carabinieri ieri hanno eseguito tra Belgio, Lombardia e Sicilia quattro ordinanze di custodia cautelare e dodici perquisizioni; due aderenti all'organizzazione sono latitanti in Tunisia (paese con cui non sono in vigore convenzioni per l'estradizione) mentre altre indagini sono in corso.

L'ex imam di Andria, arrestato a Bruxelles, oltre a realizzare un costante indottrinamento, aveva anche una consolidata rete di contatti con personaggi di rilievo del terrorismo internazionale di matrice confessionale. Quella pugliese, per il procuratore capo di Bari Antonio Laudati, è «la prima cellula terroristica islamica scoperta nel Sud Italia», dove i presunti islamisti ritenevano di poter operare con maggiore agibilità rispetto al settentrione, sfruttando la vicinanza con gli affollatissimi Cara (dove soggiornano gli immigrati richiedenti asilo). Per il generale Mario Parente, capo del Ros, «il bliz è scaturito da una costante operazione di monitoraggio dei luoghi di aggregazione islamica nel nostro paese».

Dall'inchiesta, che si è avvalsa anche di collaboratori di giustizia che hanno rivelato le tecniche di arruolamento, è emerso che gli islamisti si addestravano in un campo nelle vicinanze dell'Etna. I dialoghi intercettati tra gli arrestati mostrano un forte odio antioccidentale, declinato anche attraverso forti critiche alla comunità musulmana italiana per aver raccolto fondi destinati ai terremotati dell'Abruzzo: i componenti della cellula, infatti, avevano espresso addirittura gioia per la distruzione delle chiese cattoliche a l'Aquila.

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