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Prematura ogni ipotesi di riforma della Curia

Lo sostiene il numero due della Segreteria di Stato vaticana mons. Becciu: «Il Papa è rimasto sorpreso nel vedersi attribuire frasi travisate sullo Ior». Il presidente israeliano Peres ha invitato Francesco a Gerusalemme

Prematura ogni ipotesi di riforma della Curia

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Calma. Molta calma. Il sostituto alla Segreteria di Stato mons. Angelo Becciu in un’intervista all’Osservatore romano mette i puntini sulle i e chiarisce che ogni ipotesi sulla riforma della Curia è assolutamente prematura. Non solo: Papa Francesco «è rimasto sorpreso nel vedersi attribuite frasi che non ha mai pronunciato e che travisano il suo pensiero» sullo Ior. «L'unico cenno in merito - si legge nel virgolettato sul quotidiano della Santa Sede - è stato durante una breve omelia a Santa Marta, fatta a braccio, in cui ha ricordato in modo appassionato come l'essenza della Chiesa consista in una storia di amore tra Dio e gli uomini, e come le varie strutture umane, tra cui lo Ior, siano meno importanti». L'arcivescovo conclude dicendo che «il riferimento è stato un cenno di battuta, motivato dalla presenza alla messa di alcuni dipendenti dell'Istituto, nel contesto di un serio invito a non perdere mai di vista l'essenzialità della Chiesa». E invece molti si erano spinti a «leggere» in quelle parole del Papa l’intenzione di cancellare la banca vaticana, a ipotizzare smembramenti e passaggi di competenze ad altri dicasteri e così via. Nulla di tutto ciò. Anche perché per quanto riguarda la stessa Curia, il Papa, rileva mons. Becciu, non ha ancora incontrato il gruppo di consiglieri. «Dopo avere parlato con il Santo Padre, posso dire che in questo momento è assolutamente prematuro avanzare qualsiasi ipotesi circa il futuro assetto della Curia. Papa Francesco sta ascoltando tutti, ma in primo luogo vorrà ascoltare chi ha scelto come consiglieri. Successivamente si imposterà un progetto di riforma della "Pastor bonus" (la costituzione che regola l’ordinamento della Curia, ndc) che ovviamente dovrà percorrere un suo iter». Quasi a voler ribadire i concetti già espressi nell’omelia in cui citò lo Ior, in una prospettiva ben più ampia, ieri il Pontefice ha detto, durante la Messa a S. Marta, che «quando la Chiesa diventa mondana» diventa una «Chiesa debole». Il Papa ha indicato nella preghiera la via di custodia e affidamento al Signore per «gli anziani, gli ammalati, i bambini, i ragazzi», per tutta la Chiesa. «Che il Signore ci faccia forti - ha rimarcato - per non perdere la fede, non perdere la speranza». È l'affidamento della Chiesa al Signore che il Papa oggi ha sottolineato con forza, esortando tutti alla preghiera nello stretto legame con l'azione salvifica di Cristo: «Si può custodire la Chiesa, si può curare la Chiesa, no? Dobbiamo farlo con il nostro lavoro, ma il più importante è quello che fa il Signore: è l'Unico che può guardare in faccia il maligno e vincerlo. Viene il principe del mondo, contro di me non può nulla: se vogliamo che il principe di questo mondo non prenda la Chiesa nelle sue mani, dobbiamo affidarla all'Unico che può vincere il principe di questo mondo. Affidare la Chiesa al Signore è una preghiera che fa crescere la Chiesa. È anche un atto di fede». Francesco ha anche ricevuto il presidente israeliano Shimon Peres che lo ha invitato a Gerusalemme. «Non l'aspetto solo io - ha detto Peres - ma tutto il popolo di Israele». L'incontro, molto cordiale, è durato circa 30 minuti.

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