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«Non andremo avanti tacendo e corrompendo come i farisei»

«Come sono le nostre comunità, le comunità religiose, le comunità parrocchiali? Sono comunità aperte allo Spirito Santo, che ci porta sempre avanti per diffondere la parola di Dio, o sono...

«Non andremo avanti tacendo e corrompendo come i farisei»

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«Come sono le nostre comunità, le comunità religiose, le comunità parrocchiali? Sono comunità aperte allo Spirito Santo, che ci porta sempre avanti per diffondere la parola di Dio, o sono comunità chiuse, con tutti i comandamenti precisi, che caricano sulle spalle dei fedeli tanti comandamenti, come il Signore aveva detto ai farisei?».

A chiederselo è Papa Francesco nell'omelia di ieri alla Domus Santa Marta. Il Pontefice ha ricordato l’atteggiamento dei farisei che ricorrono sempre «alla calunnia, al chiacchierare» e lo fanno, dicono, «per difendere sempre la verità, perché loro credono di difendere la verità». Nell'episodio della comunità dei discepoli riuniti ad Antiochia per ascoltare la parola del Signore, Francesco individua «un criterio di Chiesa», valido «anche per il nostro esame di coscienza». «Davvero - osserva il Papa - ci sono comunità chiacchierone, che parlano contro, distruggono l'altro e guardano dentro, sempre dentro, coperte col muro. Invece la comunità libera, con la libertà di Dio e dello Spirito Santo, andava avanti, anche nelle persecuzioni. E la parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. È proprio della comunità del Signore andare avanti, diffondersi, perché il bene è così: si diffonde sempre. Il bene - sottolinea il Papa - non si corica dentro». Bergoglio esorta i cristiani di oggi a non imitare «la comunità dei giudei chiusi, un gruppetto di persone, che furono ricolmi di gelosia nel vedere la moltitudine dei cristiani e incominciarono a perseguitare, perché avevano il cuore chiuso, non erano aperti alla novità dello Spirito Santo».

«Loro - ricorda il Pontefice parlando ancora dei farisei - credevano che tutto fosse stato detto, che tutto fosse come loro pensavano che dovesse essere e perciò si sentivano come difensori della fede e incominciarono a parlare contro gli Apostoli, a calunniare. E sono andati dalle pie donne della nobiltà, che avevano potere, hanno riempito loro la testa di idee e spingevano a parlare ai loro mariti perché andassero contro gli Apostoli. La persecuzione - ricostruisce Francesco - incomincia proprio per motivi religiosi e per la gelosia ma la Chiesa è andata avanti lo stesso: i discepoli erano pieni di gioia di Spirito Santo, parlano con la bellezza, aprono strade. Un modello da seguire: pensiamo oggi ai tanti fratelli che soffrono per questa libertà dello Spirito e soffrono per le persecuzioni. Ma questi fratelli, nella sofferenza, sono pieni di gioia e di Spirito Santo. Guardiamo Gesù che ci invita a evangelizzare, ad annunciare il suo nome con gioia. Non chiudiamoci in noi stessi».

Il Santo Padre ha benedetto inoltre l’unità della Tanzania e inviato un messaggio di felicitazioni al presidente della Repubblica Jakaya Mrisho Kilwete. Il Papa ha affermato di voler affidare «volentieri la nazione alla provvidenza di Dio onnipotente», invocando preghiere affinché «i suoi cittadini possano godere di pace e di benessere». Alla celebrazione di ieri mattina alla Domus Santa Marta c’erano anche i dipendenti del servizio Poste Vaticane, diretto dai religiosi Figli della Divina Provvidenza.

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