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Benzene e nicotina nelle sigarette elettroniche

Le sostanze nocive in quantità maggiore di quella dichiarata sulla confezione

Benzene e nicotina nelle sigarette elettroniche

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La sigaretta elettronica ancora una volta sale sulla ribalta. Mentre in città i negozi di e-Breeze (o e-cig) crescono come funghi (la prova è gratuita) e i tabaccai cominciano ad allarmarsi per la concorrenza (negli ultimi conteggi del trimestre si rileva un ammanco di 200 milioni di euro che sarebbero dovuti entrare nelle casse dello Stato grazie alle accise che gravano sui tabacchi)arrivano pure i risultati della perizia tecnica condotta dagli esperti dell’Università di Torino su alcuni campioni di prodotto importato dalla Cina e sequestrato dai carabinieri del Nas di Torino.

Dalle analisi disposte dal pm Raffaele Guariniello che ha aperto un fascicolo, emerge che nella sigaretta elettronica sono presenti tracce di benzene e nicotina, esattamente come in una «bionda» comune. Nel dettaglio le analisi rivelano che «mediamente il livello di nicotina presente è inferiore alla quantità dichiarata» sulle confezioni, mentre nei campioni messi in commercio con la dicitura «nicotina zero» è stata comunque riscontrata la presenza di nicotina. I periti hanno infine trovato livelli «significativi e preoccupanti» di benzene nei liquidi di ricarica, dello stesso ordine di grandezza prodotto da una sigaretta tradizionale. Ora i dati sono stati comunicati dal pm Guariniello al Ministero della Salute.

Un nuovo allarme mentre si sta facendo spazio l’idea, in concomitanza del fatto che i punti vendita di sigarette elettroniche si sono moltiplicati, di tassare le ricariche dell’e-cig. Sulla questione è intervenuto Massimiliano Mancini, presidente di Anafe (Associazione nazionale fumo elettronico): «Per quanto riguarda i liquidi per le sigarette elettroniche, ovviamente solo per quelli contenenti nicotina, pensiamo si possa arrivare a una tassazione equa e bilanciata - sottolinea Mancini - che permetta a questi nuovi prodotti di continuare ad essere economicamente accessibili per i consumatori che, in Italia, sono già più di un milione». Il 10% circa del totale dei fumatori, a detta di Mancini, avrebbe trovato nella sigaretta elettronica «un'alternativa al fumo tradizionale, con meno rischi per la salute». Ecco perché si augura che «lo Stato non voglia impedire ai consumatori di utilizzare questa valida alternativa, nè stroncare un mercato che nel 2012 ha realizzato un fatturato di circa 350 milioni di euro con l'apertura di circa 1.500 punti vendita e l'impiego di un totale di circa 4.000 persone (escluso lindotto)».

A questo punto i risultati dell’inchiesta di Guariniello non sono però rassicuranti. «Si riferscono probabilmente a prodotti acquistati in negozi gestiti da cinesi - commenta la dott. Cristina Barletta, titolare della farmacia di Piazza della Repubblica - quelle che noi vendiamo contengono solo glicolepropilenico, glicerina, acqua, aromi e il 2,1% di nicotina». Le sigarette elettroniche della farmacia contegono nicotina? «Sì in quantità basse. La concentrazione di nicotina per ogni boccata corrisponde alla percentuale contenuta in una extra light».

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