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La sferzata del Pontefice sullo Ior

«La Chiesa non scende a patti. Gli uffici necessari ma fino a un certo punto» Durante l’udienza invita i giovani a donarsi e scommettere su ideali grandi

La sferzata del Pontefice sullo Ior

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Da Stalin alla proposta di grandi ideali per i giovani passando per lo Ior. La giornata di Papa Francesco è stata ancora una volta densa di parole e significati profondi. A cominciare dall’omelia della Messa celebrata nella cappella della Domus Santa Marta, alla quale hanno partecipato alcuni dipendenti della «banca vaticana». Il futuro dell’Istituto per le opere di religione è al centro di un ampio dibattito all’interno della Chiesa, è stato affrontato dai cardinali nelle congregazioni che hanno preceduto il conclave e il Papa ha ben presente la questione. E ieri mattina non ha perso l’occasione di ribadire come la pensa: «Quando la Chiesa vuol vantarsi della sua quantità e fa delle organizzazioni, e fa uffici e diventa un po’ burocratica, perde la sua principale sostanza e corre il pericolo di trasformarsi in una ong. E la Chiesa non è una ong. È una storia d’amore». Concetto che del resto Francesco aveva già espresso il giorno dopo la sua elezione parlando ai cardinali nella Cappella Sistina. Poi, nel suo tipico tono colloquiale, ha proseguito: «Ma ci sono quelli dello Ior... scusatemi, eh!... tutto è necessario, gli uffici sono necessari eh, va bè! Ma sono necessari fino ad un certo punto: come aiuto a questa storia d’amore. Quando l’organizzazione prende il primo posto, l’amore viene giù e la Chiesa, poveretta, diventa una ong. E questa non è la strada». Una sorta di avviso su quello che potrebbe realmente accadere, ovvero un ridimensionamento della banca. Una mediazione tra quanti ne vorrebbero la chiusura (note le posizioni in tal senso del cardinale nigeriano Onaiyekan) e chi invece, nell’ala «tradizionalista» della diplomazia vaticana, lascerebbe volentieri le cose come stanno. Il Papa ha riflettuto sull’espansione della Chiesa nei primi tempi: «Una cosa buona ma che può spingere a patti per avere più soci in questa impresa. Invece Gesù ha voluto un’altra strada, quella della Croce e delle persecuzioni». Francesco ha poi citato la celebre frase di Stalin sulle «divisioni del Papa» per ribadire che la Chiesa non è un’impresa umana: «Non cresce "con i militari", ma con la forza dello Spirito Santo. Perché la Chiesa non è un’organizzazione: è Madre. Qui ci sono tante mamme. Se qualcuno dice: "Ma lei è un’organizzatrice della sua casa"? rispondete "No: io sono la mamma!". E la Chiesa è Madre».

Un altro bel dialogo si è poi svolto in piazza San Pietro durante l’udienza generale, alla quale hanno partecipato quasi 100.000 persone. Anche ieri il Pontefice ha fatto un lungo giro sulla jeep scoperta, ha baciato e accarezzato bambini (con uno ha anche scherzato fingendo di tenersi il ciuccio), scambiato la papalina. Durante la catechesi, commentando la parabola dei talenti, si è rivolto in particolare ai giovani: «In tempo di crisi è importante non chiudersi in se stessi, sotterrando il proprio talento, ma aprirsi, essere solidali, attenti all’altro. Ci sono molti giovani, dove sono?» ha chiesto, avendo in risposta un forte applauso. «A voi - ha detto Francesco - che siete all’inizio del cammino della vita, chiedo: avete pensato ai talenti che Dio vi ha dato? Avete pensato a come potete metterli a servizio degli altri? Non sotterrate i talenti! Scommettete su ideali grandi, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti. La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma perché la doniamo. Cari giovani - ha concluso - abbiate un animo grande! Non abbiate paura di sognare cose grandi!». Il Papa ha poi «suonato la sveglia» spiegando la parabola delle dieci vergini che attendevano lo Sposo, cioé Cristo: «Il tempo di attesa del suo arrivo è il tempo che Egli ci dona prima della sua venuta finale; è un tempo della vigilanza, in cui dobbiamo tenere accese le lampade della fede, della speranza e della carità. Quello che ci è chiesto - ha poi scandito - è di essere preparati all'incontro, a un bell'incontro, quell'incontro con Gesù, che significa saper vedere i segni della sua presenza, tenere viva la nostra fede, con la preghiera, con i Sacramenti, essere vigilanti per non addormentarci, per non dimenticarci di Dio. La vita dei cristiani addormentati - ha concluso - è una vita triste, eh?, il cristiano dev'essere felice, ha la gioia di Gesù. Non addormentarci!».

Al termine il Papa ha salutato i dipendenti sardi dell’E.On, scherzando sul fatto che mercoledì scorso erano rimasti bloccati ad Alghero per un problema all’aereo, e le nonne della Plaza de Mayo, l'associazione che si batte per la memoria dei desaperecidos, vittime della dittatura militare in Argentina e per la ricerca dei loro figli, dati illegalmente in adozione. Il Papa ha infine lanciato un appello per la pace in Siria e per i vescovi ortodossi rapiti, sulla cui liberazione c’è un vero e proprio giallo.

Da segnalare che ieri pomeriggio, intorno alle 18, il Papa ha telefonato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per ringraziarlo del telegramma di auguri per l'onomastico e per esprimergli il suo apprezzamento per aver accettato di essere rieletto Capo dello Stato. «Ho chiamato, Signor Presidente - le parole di Papa Francesco - per ringraziarla per il Suo esempio. Lei è stato un esempio per me. Con il suo comportamento ha reso vivo il principio fondamentale della convivenza: che l'unità è superiore al conflitto. Sono commosso della sua decisione».

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