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Concetta: «È una sentenza amara. E nessuno mi restituirà Sarah»

Michele De Feudis TARANTO Sono da poco passate le due e un quarto del pomeriggio. Nell'aula Alessandrini del Palazzo di Giustizia c'è un silenzio gelido. La mamma di Sarah, Concetta Serrano Scazzi,...

Concetta: «È una sentenza amara. E nessuno mi restituirà Sarah»

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TARANTO Sono da poco passate le due e un quarto del pomeriggio. Nell'aula Alessandrini del Palazzo di Giustizia c'è un silenzio gelido. La mamma di Sarah, Concetta Serrano Scazzi, è attorniata dagli avvocati e dalle forze dell'ordine quando viene pronunciata la parola «er-ga-sto-lo». Il suo sguardo non si incrocia con quello delle sue parenti appena condannate. Cosima resta impassibile, nascondendo in una presunta imperturbabilità l'inquietudine per una pesante sentenza, Sabrina accusa il colpo. Mamma Concetta, poi, sente la tensione, si asciuga la fronte con un fazzoletto. Il padre di Sarah, Giacomo Scazzi, è paonazzo. Solo il fratello Claudio riesce a mantenere una minima disinvoltura, ringraziando i propri avvocati per il lavoro svolto. Michele Misseri, condannato a otto anni di prigione per aver collaborato alla soppressione del cadavere assieme a fratello e nipote, resta pietrificato. Non parla. Con nessuno. I suoi legali lo descrivono «molto nervoso per i due ergastoli». È comprensibile, aveva fatto di tutto per evitare quest’epilogo. In mattinata entrando nel Tribunale un imprenditore aveva minacciato di aggredire il contadino e aveva urlato insulti nei suoi confronti, ma era stato fermato in tempo.

Il commento di Concetta mostra poco dopo una relativa soddisfazione: «Ci speravo. Chi uccide merita l'ergastolo». «Questa - aggiunge - è una sentenza amara per tutti. Non mi restituisce né soddisfazione né serenità. Nessuno mi ridarà Sarah, il dolore rimarrà per sempre. Mi porta un po’ di sollievo soltanto il fatto che Sarah riceva giustizia».

Il procuratore della repubblica di Taranto, Franco Sebastio, registra come l'impianto accusatorio abbia retto: «Sembrerebbe che errori macroscopici non ne siano stati commessi. In Italia vige il principio di presunzione di innocenza. Questa è solo la sentenza di primo grado», conclude il magistrato. L'avvocato Franco Coppi, difensore di Sabrina Misseri, non è in aula, mentre Franco De Jaco, uno dei legali di Cosima non nasconde la sua vis polemica: «Abbiamo accontentato l'opinione pubblica. L'antipatia verso queste donne era forte. Vedremo cosa accadrà in appello». Walter Biscotti, legale di parte civile della famiglia Scazzi è più ecumenico: «Non ha vinto nessuno, perché Concetta, Giacomo e Claudio hanno perso una figlia e una sorella», sottolinea con saggezza.

La cugina della vittima, Sabrina Misseri, è disperata lungo il tragitto dal Tribunale al carcere. Si asciuga ininterrottamente le lacrime e la madre Cosima, rassegnata al verdetto, la rincuiora così: «Perché piangi? Tanto lo sapevamo...». Intanto, nel silenzio del cimitero di Avetrana qualcuno ha già deposto una rosa sulla tomba della piccola Sarah.

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