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Vigilante uccide la moglie in auto

Agguato a Dragona, vicino al litorale di Ostia. Le ha sparato alla testa poi ha puntato l’arma di ordinanza contro di sé. È grave in ospedale

Un inseguimento tra due auto, dalla via Ostiense fino al viadotto Zelia Nuttal, a Dragona, alle porte di Roma. Gomme che stridono, sorpassi azzardati tra il solito traffico cittadino dell’ora di punta. Infine gli spari. Una raffica di proiettili esplosi da una Fiat Punto e diretti alle gomme e ai finestrini della Toyota Yaris poco davanti. Al volante della prima auto c’è Guglielmo Beretti, 42 anni di professione guardia giurata. Alla guida dell’utilitaria giapponese sua moglie, Michela Fioretti, 41 anni, infermiera nel reparto Dialisi dell’ospedale Grassi, a Ostia. Quando il marito le chiude la strada, all’altezza del viadotto Zelia Nuttal, la donna è in trappola. Ogni tentativo di ingranare la marcia, di studiare una via di salvezza, sembra ormai inutile: già ferita durante la pioggia di colpi che l’avevano raggiunta durante la fuga disperata dall’uomo, assiste inerme all’ultimo atto di una follia forse immaginata mille volte dal padre dei suoi figli. Finita da quello che per oltre dieci anni è stato il suo compagno di vita, si accascia esanime sul volante della propria Yaris martoriata dai colpi. Il sedile è un lago di sangue, così come i vetri ormai in frantumi. È solo a quel punto che il 42enne, convinto della vendetta portata a termine, scende dalla propria macchina e - come a voler guardare ancora una volta la sua donna, quella che da lui aveva provato a scappare - ha riservato per sé l’ultimo colpo, esploso contro la tempia. Una scena raccapricciante quella che i carabinieri per primi e i sanitari dell’ambulanza poi si sono trovati davanti al loro arrivo. Per l’infermiera non c’è stato nulla da fare: il volto e l’addome massacrati dai proiettili, è morta durante la corsa al Grassi. Il marito, a pochi centimetri dalla donna, a terra con un unico foro in testa. Trasportato anche lui al pronto soccorso di Ostia, è stato trasferito in serata all’ospedale San Camillo in condizioni disperate. Sui motivi del gesto indagano i militari agli ordini del capitano Sebastiano Arena. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la coppia stava attraversando un periodo molto difficile. Sarebbe stata la decisione della vittima, di chiudere la relazione a causa delle frequenti discussioni, a far scattare il raptus nell’uomo. Ieri, forse, l’ennesima lite violenta. È probabile la donna avrebbe comunicato al marito l’intenzione di separarsi e lui, terrorizzato dall’idea di perdere lei e i loro due figli di 6 e 8 anni, ha messo a punto il proprio piano. Ma questa è solo una delle tante ipotesi al vaglio degli investigatori: le indagini dei carabinieri che per ore sono rimasti sul posto per effettuare i rilievi e analizzare i bossoli trovati a terra, sono da approfondire. Si scava nella vita privata dei due coniugi, sui possibili problemi economici al di là di quelli di coppia. Al momento nessuna pista è esclusa dai militari. «Alla luce di quanto accaduto nel territorio oggi, e faccio riferimento alla sparatoria, al falso pacco bomba fatto ritrovare questa mattina nell’ufficio anagrafico di via Claudio in tarda mattinata e all’attentato incendiario in un negozio di piazza Umberto I, a Ostia antica, è evidente più che mai la forte presenza della criminalità organizzata o presunta tale - commenta Giulio Notturni, rappresentante di Cambiare davvero del municipio XIII - A questo riguardo oggi è intervenuta anche Giovanna Marchese Bellaroto, responsabile di Cna Commercio, che ha detto che le denunce di cui in questi giorni si è fatta portavoce sia la stampa che trasmissioni televisive sull’insicurezza della zona del litorale, purtroppo, si rivelano essere di una drammatica fondatezza. L’attentato incendiario ai danni di un esercizio commerciale di Ostia, a pochi passi dalla stazione dei carabinieri, crea forte preoccupazione. Ostia, per la malavita, è la porta di Roma. Torna così alla ribalta il tema del mantenimento delle tre sedi giudiziarie decentrate del Municipio XIII, Tribunale di Ostia, Ufficio del Giudice di pace e Unep, che noi proponiamo siano collocate nella ex colonia Vittorio Emanuele di lungomare Paolo Toscanelli a Ostia; la Vittorio Emanuele III deve diventare la Casa della Cultura, dell’integrazione e della legalità».

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