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Riva accusato di falso per una visita a Cellino in carcere

«Per quanto mi riguarda la pratica è già chiusa e non c'è altro da chiarire». Lo ha detto Gigi Riva interpellato telefonicamente sulla vicenda relativa...

Riva accusato di falso per una visita a Cellino in carcere

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«Per quanto mi riguarda la pratica è già chiusa e non c'è altro da chiarire». Lo ha detto Gigi Riva interpellato telefonicamente sulla vicenda relativa alla visita in carcere al presidente del Cagliari Massimo Cellino: l'ex calciatore sarebbe entrato in veste di collaboratore del deputato del Pdl Mauro Pili. «Sono stato già interrogato - ha spiegato Riva - ieri (lunedì, ndr) ho parlato col magistrato e ho già detto tutto». Insomma, secondo la mitica ala sinistra della Nazionale del Cagliari dello scudetto, la vicenda si chiuderà presto senza strascichi. Anche perché, a suo dire, la responsabilità dell'accaduto è del deputato del Pdl Mauro Pili, col quale era entrato nel carcere sardo. «Non sapevo che fossi un portaborse, nella vita non si finisce mai di imparare - ha spiegato ironicamente l'ex bomber -. La scheda per entrare in carcere non l'ho compilata io ma l'on. Pili, che per farmi entrare doveva scrivere che ero il portaborse. Io l'ho soltanto firmata».

Fatto sta che Gigi Rivà è stato iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di falso. Assistito dal’avv. Massimiliano Ravenna, Riva è stato interrogato l’altroieri dal pm Gaetano Porcu al quale ha spiegato di essere andato a Buoncammino convinto di non violare alcuna legge e sicuro che nessuno l'avrebbe mai potuto scambiare per un assistente del deputato.

I fatti contestati risalgono allo scorso 19 febbraio quando Riva era andato a far visita a Cellino con Pili, recatosi dal presidente rossoblù anche il giorno prima in compagnia dell'editore del gruppo editoriale L'Unione Sarda, Sergio Zuncheddu (anch’egli indagato con Riva e col parlamentare per falso). Infatti, gli «assistenti eccellenti» avevano destato più di una perplessià: così dalla direzione dell'istituto penitenziario era partita una segnalazione alla Procura che ha aperto un fascicolo. Al centro della vicenda ci sono le presunte false dichiarazioni fatte al momento di entrare a Buoncammino, perché se è vero che i parlamentari possono entrare in carcere senza autorizzazioni è anche vero che possono essere accompagnati da collaboratori al seguito per ragioni d'ufficio (che devono anche specificare di non svolgere attività giornalistica). Riva, però, si è detto convinto di non aver violato alcuna legge perché sapeva perfettamente di essere riconosciuto e di non essere scambiato per collaboratore di Pili.

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