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L’india insiste: i due marò non rischiano la pena di morte

Il ministro dell’Interno indiano Singh: «Onoreremo qualsiasi garanzia data all'Italia»

L’india insiste: i due marò non rischiano la pena di morte

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Il governo indiano ha deciso di rispettare la garanzia data all'Italia che i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girore, non andranno incontro alla pena di morte. «Onoreremo qualsiasi garanzia data all'Italia», ha detto il ministro dell'Interno, R.K. Singh. Una conferma, dunque, della linea già anticipata nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri, Salman Khurshid: «Secondo la ben collaudata giurisprudenza indiana, questo caso non ricade nella categoria di quelli che prevedono la pena di morte, ovvero i casi più efferati. E di conseguenza non ci deve essere alcuna preoccupazione in proposito».

I due militari italiani sono stati indagati dalla Nia, l'agenzia federale cui è stato alla fine affidato il caso, per omicidio, tentato omicidio e danni arrecati, il tutto in associazione tra gli imputati; ma la Nia ha indagato per omicidio i due fucilieri del battaglione San Marco anche in base alla sezione 3 della legge 2002 per la Soppressione di Atti Illeciti contro la Sicurezza della Navigazione Marittima: una legge del 2002 voluta dal governo indiano per reprimere gli atti di pirateria e che prevede anche la pena di morte. Secondo fonti alla stampa indiana, quest'ultimo capo di imputazione contenuto nel Fir (il First Information Report), il rapporto su cui si basa l'apertura delle indagini nel sistema indiano, dovrebbe essere fatto decadere quando non si troverà una prova che lo sostanzi.

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