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Il Papa a San Giovanni «Dio è sempre paziente»

Prima Messa in Cattedrale con migliaia di fedeli La grande gioia del Vescovo di Roma

«Lasciamoci afferrare dalla proposta di Dio, dalla sua carezza di amore. Per Lui non siamo numeri, anzi, siamo ciò che più gli sta a cuore». Nella seconda domenica di Pasqua, quella che una volta si chiamava «in albis» perché i neobattezzati partecipavano alla Messa vestiti di bianco e che ora è dedicata alla Divina Misericordia, Papa Francesco ha preso possesso della Basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma e «madre» di tutte le chiese. E il cuore della sua omelia non poteva che essere dedicato alla pazienza di Dio, alla «misericordia di Dio che ha il volto concreto di Gesù Risorto».

Il Papa è arrivato a San Giovanni alle 17, accolto dal sindaco Alemanno con la moglie Isabella Rauti, dal cardinale Vallini e da una folla enorme. Dopo aver benedetto la targa con cui parte di piazza è stata intitolata a Giovanni Paolo II, è salito sulla jeep scoperta e si è portato davanti alla basilica, mentre un vento dispettoso gli ha fatto volare via la papalina. Circostanza che si è ripetuta al termine della celebrazione, quando il Papa si è affacciato dalla loggia, con Francesco che però ha proseguito imperterrito. Sul sagrato il Pontefice è stato accolto dal capitolo della Cattedrale, ha baciato la Croce, si è segnato la fronte e ha ripetuto il gesto sulla fronte del suo vicario. Poi è entrato nella basilica, gremita di fedeli. Prima della Messa ha salutato decine di malati e disabili, un gesto di affetto e tenerezza che ormai è diventato una caratteristica di Papa Bergoglio. Quindi ha raggiunto la Cattedra, ha ricevuto l’atto di obbedienza del cardinale Vallini e quando si è seduto è scattato un lungo applauso. Il Papa è apparso molto raccolto, dal suo volto traspariva la consapevolezza della responsabilità della guida del suo «gregge». E non a caso quando si è affacciato dalla loggia, rivolto alle migliaia di fedeli che lo aspettavano in piazza, ha ripetuto le parole della sua prima apparizione da Vescovo di Roma: «Vi ringrazio per la vostra compagnia e vi chiedo di pregare per me, ne ho bisogno». Eccolo, il «fil rouge» di Papa Bergoglio: un pastore a tutto tondo, che cita spesso la sua esperienza precedente, che si fa vicino alle persone, che chiede di essere sostenuto nella sua missione perché sa che sulle sue fragili spalle di uomo grava il peso enorme della Chiesa ma che allo stesso tempo non rinuncia al contatto diretto con la sua diocesi, con il suo popolo. Si comprende bene, dunque, «la gioia con cui - ha detto il Papa - celebro per la prima volta l'Eucaristia in questa Basilica Lateranense, Cattedrale del Vescovo di Roma».

Nella sua omelia, il Pontefice ha sottolineato la pazienza che Dio ha verso ogni uomo, anche il peccatore più incallito. Ha citato l’esempio del Vangelo, con l’incredulità di Tommaso, ma anche il triplice rinnegamento di Pietro e la parabola del figliol prodigo, o del Padre misericordioso: «Quanta tenerezza nello sguardo di Gesù - ha detto Francesco - Non perdiamo mai la fiducia nella misericordia paziente di Dio. Questo è lo stile di Dio, non come noi che vogliamo tutto e subito. Dio è paziente perché ci ama». Citando il teologo Guardini, tanto caro anche a Ratzinger, ha ricordato il «dialogo tra la nostra debolezza e la pazienza di Dio, che è la speranza». L’unica cosa che Dio chiede «è il coraggio di tornare: nella mia vita personale - ha detto Francesco - ho visto tante volte il volto misericordioso di Dio. Ho visto anche in tante persone il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù dicendogli: Signore sono qui, accetta la mia povertà, nascondi nelle tue piaghe il mio peccato, lavalo col tuo sangue. E - ha concluso - ho sempre visto che Dio l'ha fatto: ha accolto, consolato, lavato, amato».

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