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Un buco da 650 milioni con più di 1.500 dipendenti senza stipendio

Un buco da 650 milioni di euro. Più di 1.500 dipendenti che non ricevono lo stipendio da mesi. Un piano di salvataggio che prevede 405 licenziamenti, di cui 97 sono medici. E tre commissari...

Un buco da 650 milioni di euro. Più di 1.500 dipendenti che non ricevono lo stipendio da mesi. Un piano di salvataggio che prevede 405 licenziamenti, di cui 97 sono medici. E tre commissari straordinari nominati sabato scorso dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, per salvare il salvabile. È la situazione critica in cui versa l’Idi, l’Istituto dermopatico dell’Immacolata Concenzione che gestisce anche l’ospedale romano San Carlo di Nancy e la clinica Villa Paola di Capranica. E che mette in seria difficoltà il Vaticano, dato che la proprietà è in mano ai frati della Congregazione dei Figli dell’Immacolata.

La Santa Sede, a febbraio scorso, quando la situazione era ormai compromessa, ha deciso il commissariamento. A stabilirlo è stato il Papa in persona. Benedetto XVI, quando ormai aveva già deciso di lasciare il soglio di Pietro, ha nominato il cardinale Giuseppe Versaldi (vicino al Segretario di Stato Tarcisio Bertone) quale delegato pontificio con il compito di «guidare l’Idi e indirizzare le strutture sanitarie verso il risanamento economico». Versaldi è di fatto il ministro del Bilancio del Vaticano, dal momento che è presidente della Prefettura degli Affari economici. Lo stesso Versaldi, ha nominato due delegati che si occupino di persona del commissariamento della Congregazione. Sono monsignor Filippo Iannone, arcivescovo vicegerente di Roma, e Giuseppe Profiti, presidente del Bambino Gesù.

L’inchiesta che ha portato agli arresti di ieri mattina ha una storia lunga, che va di pari passo con la crescita del debito. Figura centrale è padre Franco Decaminada, ora agli arresti domiciliari, che dal 2004 al dicembre del 2011 è stato consigliere delegato al Superiore provinciale. Accanto a lui c’era il direttore generale Giuseppe Incarnato, che arrivò a raccontare episodi inquietanti. Come quando rivelò ai magistrati di essere stato minacciato di morte dalla ’ndrangheta.

La vera bomba, però, è scoppiata quando a farne le spese sono stati i lavoratori. Con un piano industriale che, come detto, prevede circa 400 esuberi. Negli ultimi mesi le proteste sono state sempre più eclatanti. Dalle manifestazioni con presidio sul tetto dell’Idi, in via Monti di Creta, ai sit-in in piazza San Pietro in occasione del Conclave e dell’elezione di Papa Francesco. Anche la politica si è occupata di loro a più riprese, con il sindaco Alemanno che ha partecipato alle assemblee organizzate dai sindacati, promettendo il proprio sostegno allo sblocco degli stipendi. Al momento sono solo due le mensilità arretrate che sono state pagate. Una buona notizia è arrivata martedì, con la sospensione della procedura di mobilità fino al 10 aprile.

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