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Arrestata la cricca dell’Idi. C’è pure un frate

RomaSpariti 14 milioni. Indagati Franco Decaminada, della Congregazione Figli dell’Immacolata e gli imprenditori Domenico Temperini e Antonio Nicolella, accusati di bancarotta e appropriazione

Arrivano gli arresti per lo scandalo Idi, anche per il frate-padrone. Procura e Gip del Tribunale di Roma che hanno richiesto e firmato l’ordinanza di custodia cautelare sono convinti che il dissesto finanziario dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata Concezione, del San Carlo di Nancy e di Villa Paola, rispettivamente a Roma e Capranica (nel Viterbese), non sia stato un crac causato dalle difficoltà che stravolgono i conti economici della Regione Lazio e tagliano i fondi per la sanità privata, ma da una colossale bancarotta con appropriazione indebita di circa 14 milioni di euro, congeniata e realizzata dai tre della cricca. Il sistema usato sarebbe stato quello diffuso e sciagurato della false fatture, emesse a giustificazione di larghi esborsi di denaro destinato alle tasche della terna. E sarebbe stato realizzato attraverso società facenti capo al religioso, esterne o comunque riferite ai tre indagati, con sede anche in Lussemburgo e Congo. Soggetti ai quali se ne aggiungono altri dieci, indagati di complicità nel complotto finanziario.

Il primo finito ai domiciliari è un insospettabile, il sacerdote che gestiva il piccolo impero della sanità specializzata, Franco Decaminada, 67 anni, nato a Cles (Trento) e domiciliato a via Bravetta, nella Capitale. Gli altri due sono Domenico Temperini, di 52, a Roma, e Antonio Nicolella, di 57, con indirizzo a Ladispoli, entrambi esponenti di spicco nell’organigramma Idi. Dal 2004 al dicembre del 2011 Decaminada, è stato consigliere delegato al superiore provinciale della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, incaricato della gestione del comparto Idi-Sanità (carica equiparabile a quella di amministratore delegato).

Temperini, all’epoca è stato amministratore delegato di Elea spa e di Elea Fp Scrl (dichiarata fallita nel febbraio di quest’anno), società interamente partecipate dalla Provincia Italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione e attive nel settore della formazione del personale, nonché amministratore di Idi-Farmaceutici e direttore generale pro-tempore del comparto Idi-Sanità.

Antonio Nicolella, invece, nel 2010 figura assunto all’Idi come responsabile di personale e sicurezza, poi membro del consiglio di amministrazione della società lussemburghese Ibos II S.A., nonché socio di un’omonima società congolese e componente del consiglio di amministrazione del Consorzio Servizi Ospedalieri, partecipata dalla fallita Elea FP Scarl, stretto collaboratore di Decaminada.

Le misure di custodia sono state notificate ieri dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Ostinati investigatori che, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai sostituti procuratori Giuseppe Cascini e Michele Nardi, hanno indagato sulla documentazione contabile della piccola galassia di società, dal 2006 al 2012. Sequestrata anche una residenza - l’Ombrellino - acquistata e ristrutturata dal prete, situata nel comune di Magliano, in Toscana, località Orbetello, in provincia di Grosseto. Proprietà che il religioso ha provato a donare alla Congregazione (atto finora non accolto, quindi nullo) nei giorni in cui le indagini hanno impensierito la presunta cricca. Nell’ordinanza del gip Antonella Capri il trucco avveniva in questo modo: l’Idi di Decaminada pagava bonifici a due società amministrate da Tempestini ma di proprietà della Congregazione. Queste sborsavano alle Gi.Esse infoservice, riferita a Temperini, e ad altre imprese di Nicolella, sempre facenti capo all’indagato numero uno. Una in particolare: la Ibos II, con sede in Congo, a Kinshasa, nata col fine di «realizzare degli investimenti di sfruttamento di risorse petrolifere» nel Paese africano. I soldi arrivavano pure ad altri soggetti, sempre legati a Temperini. Bonifici trasferiti all’ex moglie Emanuela. Al padre Lionello. E all’attuale compagna Evelyne Malponte. Oppure alla Punto immobiliare srl, costituita dal padre e usata per l’acquisto della residenza nel Grossetano. Appropriazioni che il religioso avrebbe concluso senza lo straccio di una ricevuta o che sarebbero state giustificate con false fatture, anche alle Province Indiana e Latino-americana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione. E tutto proprio mentre le casse dell’Idi naufragavano e 1.500 dipendenti del gruppo non prendevano lo stipendio.

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