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Fecondazione assistita, sul divieto dell’eterologa si torna alla Consulta

Il Tribunale di Milano risolleva il dubbio di legittimità costituzionale sul ricorso di una coppia infertile a causa di una patologia del marito. I giudici: quel «no» mina «la possibilità di poter realizzare liberamente la propria vita familiare»

Fecondazione assistita, sul divieto dell’eterologa si torna alla Consulta

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Nuova questione di incostituzionalità della legge 40. A sollevarla è il Tribunale di Milano che ha chiesto alla Consulta di pronunciarsi sul divieto della fecondazione eterologa che condizionerebbe «la possibilità delle coppie eterosessuali sterili o infertili» di «poter concorrere liberamente alla realizzazione della propria vita familiare». L’ordinanza di remissione dei giudici milanesi scaturisce dal ricorso di una coppia sterile a causa della «azoospermia di lui e fa seguito a una iniziale azione del 2010». Questa volta, però alla Consulta viene chiesto di pronunciarsi a seguito di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo relativa a un caso austriaco, giudicata «molto interessate» da uno dei legali della coppia, Marilisa D'Amico. «Si stabilisce che una legge, in generale - ha spiegato la costituzionalista - deve adeguarsi alle mutazioni sociali e scientifiche. Il Tribunale di Milano chiede che la Consulta valuti l’incostituzionalità anche alla luce di quanto detto dalla Corte europea. Siamo molto fiduciosi - ha aggiunto - entro qualche mese la Corte costituzionale potrebbe anche cancellare quella norma dall'ordinamento».

«È una notizia molto positiva. Entro la fine dell'anno, le coppie in Italia potrebbero avere accesso alla fecondazione eterologa e questo consentirà una maggiore tutela della salute e anche di protezione del minore. In Italia infatti i controlli e il monitoraggio delle coppie e dei nati e' totale al contrario di tanti paesi». Così l’avvocato Maria Paola Costantini, legale della coppia di Milano. «Siamo molto soddisfatti - prosegue Costantini, che è anche legale di Cittadinanzattiva - per la decisione del Tribunale di Milano, che ha deciso di risollevare la questione di costituzionalità davanti alla Corte costituzionale per fare cancellare la norma, che vieta in Italia la fecondazione eterologa». Dopo il rinvio della Corte costituzionale (ordinanza della Corte costituzionale, n. 150 del 2012) ai Tribunali di Catania e Milano i quali avevano eccepito l’incostituzionalità della Legge 40 per il divieto di donazione dei gameti, il Tribunale di Milano ha ritenuto che il divieto assoluto e senza alcuna deroga è in contrasto con i principi costituzionali, tra cui il diritto fondamentale all’autodeterminazione della coppia (art. 2), in relazione alla procreazione e al diritto di fondare una famiglia; il principio di eguaglianza tra coppie,(art. 3, 29, 31) discriminate in base al grado di sterilità e infertilità; il diritto alla salute della coppia (art.32) ritenendo di nuovo che via anche contrasto con i principi della Convenzione sui diritti dell’uomo. Con questo provvedimento, il Tribunale di Milano ha accolto i principi dettati dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, che indicavano l’illegittimità della Legge 40.

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