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Colosseo o morte Tutti con i marò

Alemanno «disubbidisce» al Mibac che non aveva autorizzato il palco

La manifestazione per i Marò al Colosseo non s’ha da fare. E invece s’è fatta. A dispetto della Soprintendenza ai Beni archeologici di Roma che ieri mattina aveva fatto sapere al Campidoglio «di concerto con il Mibac» che l'installazione del palco «non era autorizzata» e dunque «andava rimossa». La lettera inviata da Mariarosaria Barbera precisava inoltre che la struttura risultava in contrasto «con gli accordi intercorsi in merito alla sicurezza dell'area esterna all'Anfiteatro, generando una situazione di gravissimo disagio e rischio per il pubblico». E come se non bastasse non era «altresì autorizzata alcuna proiezione sulla facciata del Colosseo, né lo spegnimento dell’illuminazione interna di sicurezza dell’Anfiteatro e del Foro Romano».

Il sindaco Alemanno promotore dell’iniziativa a favore dei marò detenuti in India non l’ha mandata giù. Dapprima ha minimizzato definendo la posizione del Mibac «un’impuntatura burocratica che chiude gli occhi davanti al valore umano e civile». Non cambiando di una virgola l’organizzazione del sit in. Nel tardo pomeriggio ha fatto poi sapere che la vicenda del Colosseo era semplice: «Sono andato a controllare e ho visto che tutte le strutture presenti devono essere esterne alla fascia di rispetto e nel nostro caso si tratta di una piccola pedana - ha aggiunto - Francamente non vedo il problema di avere un palco di 80 cm davanti al Colosseo nè di proiettare delle immagini di solidarietà nei confronti dei Maro. Non essendoci alcun pericolo per l'incolumità dei cittadini andremo avanti perchè per me è più importante ricordare quesi due cittadini piuttosto che guardare il formalismo burocratico». Insomma, in certi momenti, bisogna avere senso pratico. «Noi avremmo dovuto avvertire 60 giorni prima per acquisire il parere della soprintendenza ma in questo caso non si poteva fare» ha aggiunto il primo cittadino - Si chiude gli occhi davanti al valore umano e civile nel ricordare ed essere vicini a queste due persone purtroppo oggetto di una bruttissima vicenda contro l'Italia». Questo però non ha impedito che la proceduta andasse avanti. I carabinieri hanno notificato allo staff del sindaco un provvedimento emesso dalla Soprintendenza di Roma che invitava il Comune a rimuovere il palco allestito a ridosso del Colosseo. Il Comune non ha mosso una paglia. «Quella di oggi al Colosseo è una manifestazione di tipo istituzionale come tante altre già fatte. Ne cito una per tutte: quella contro la pena di morte. Trovo singolare la posizione della Soprintendenza Archeologica di Stato sulla manifestazione a favore dei Marò» ha affermato il Sovrintendente Capitolino Umberto Broccoli, sottolineando che «gli accordi stipulati con il Ministero prevedono lo svolgimento di manifestazioni del genere in quella zona, in quell'area e in queste dimensioni». E poi aggiungendo ironico: «probabilmente è un caso di distrazione da parte del Soprintendente, forse impegnato a trovare la soluzione per coprire gli scavi di Piazza Madonna di Loreto (Piazza Venezia, nel cuore di Roma), problema condiviso con il Ministro e che va avanti da più un anno. Ovviamente a tutti sta a cuore la tutela dei monumenti, ma ricordiamoci anche della tutela delle persone».

E così la manifestazione per i marò c’è stata con centinaia di cittadini preoccupati per la sorte dei due militari tornati in India. E il Colosseo ha retto magnificamente. L’Inno di Mameli ha aperto e chiuso la manifestazione di solidarietà per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Sul palco si sono susseguiti diversi interventi: dal vicesindaco Sveva Belviso, al presidente dell'assemblea capitolina, Marco Pomarici, a Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Ignazio La Russa di Fratelli d'Italia, al coordinatore Pdl di Roma, Gianni Sammarco, al sindaco di Roma, Gianni Alemanno che a proposito della polemica ha detto: «Abbiamo sempre fatto manifestazioni istituzionali con lo stesso preavviso e quindi, se ci saranno problemi, noi siamo pronti a difendere i nostri diritti e a dimostrare che il nostro comportamento è stato assolutamente lineare e legale». Al termine del suo intervento sono state spente le luci dell'Anfiteatro e per la prima volta anche quelle dei Fori e dei Mercati di Traiano, ed è stata proiettata la scritta «Roma Capitale - Salviamo i nostri Marò». Tutto liscio. Molto rumore per nulla.

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