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Di Canio al Sunderland, si dimette Miliband: «Fascista e razzista»

Esplode un caso politico dopo la nomina dell'ex laziale

Paolo Di Canio è il nuovo allenatore del Sunderland, club che milita nella Premier League del calcio inglese. Tutto normale? Magari ma ben presto un cambio in panchina è diventato un caso politico. Perché Di Canio fa sempre discutere nel bene (in Inghilterra è stato premiato per un gesto di fair-play quando fermò il pallone davanti alla porta vuota senza segnare con un giocatore avversario a terra per infortunio) e nel male (qualche deriva politica come un paio di saluti romani, uno all’Olimpico, l’altro a Livorno rivolto a una tifoseria notoriamente di sinistra). La nomina del 44enne ex laziale ha provocato una forte frizione all'interno della dirigenza del club britannico, portando addirittura alle dimissioni, in polemica, di David Miliband, deputato laburista e ministro degli esteri britannico dal 2007 al 2010, nonché fratello del leader del partito laburista, Ed Miliband. Appreso della nomina di Di Canio sulla panchina del Sunderland, al posto di Martin O'Neill, licenziato sabato scorso, David Miliband, vice presidente e direttore non esecutivo del club inglese, ha lasciato l'incarico per protesta contro l'ingaggio di un tecnico che si è sempre dichiarato sostenitore dell'ideologia fascista e di Mussolini.

Di Canio reduce da un ottimo lavoro allo Swindon è di sicuro un tecnico emergente e finalmente ottiene una panchina di Premier peraltro con un ricco contratto fino a giugno del 2015. Il Sunderland è sedicesimo, nelle ultime partite il neo allenatore cercherà di salvare la barca che affonda a cominciare da sabato contro il Chelsea. Ma i problemi, oltre che da una squadra modesta, arrivano dalle accuse veementi di una parte della tifoseria («È come Hilter», hanno detto) e non solo.

A poche ore dalla firma Di Canio si è difeso con la veemenza che lo ha sempre contraddistinto in una nota pubblicata sul sito del club inglese: «Può darsi che sia successo qualcosa molti anni fa ma quello che contano sono i fatti. Mi ferisce il tentativo delle persone di attaccare la mia dignità perchè non è corretto, ho le mie convinzioni e i miei valori e quello che mi offende di più è il tentativo di attaccare i miei genitori e i valori che mi hanno insegnato: questo non è accettabile. Se qualcuno si è sentito ferito da me, mi dispiace, ma nasce tutto da una storia che viene raccontata in un modo diverso da quello che è. Non ho mai avuto problemi in passato, ho espresso un'opinione in un'intervista di tanti anni fa e alcuni stralci sono stati riportati in modo strumentale d auna parte della stampa. Non voglio parlare di politica perchè non è di mia competenza, non siamo al Parlamento ma siamo in una squadra di calcio, voglio parlare soltanto di sport. Non voglio più parlare di politica, non sono un politico».

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