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La Via Crucis batte Striscia e Crozza

ShareIl pubblico ha seguito in massa il percorso della sofferenza di Gesù È l’effetto mediatico del carisma e dell’attenzione ai poveri del Pontefice

Tutti davanti alla tv per seguire la Via Crucis su Rai1, la prima di Papa Francesco. Chi è convinto che la spiritualità non si adatti al medium televisivo stavolta dovrà ricredersi: nel venerdì santo, infatti, il pubblico ha seguito in massa il percorso della sofferenza di Cristo, sullo sfondo scenografico di una Roma ambigua nei secoli, prima imperiale e poi cattolica. Sette milioni e 65mila spettatori, per uno share del 26,44%, di gran lunga il primo programma della serata. Non succedeva da anni e qualcosa vorrà pur dire se la durezza del dolore - seppur in anticamera di Resurrezione - ha superato lo share di tutte le altre reti, dalla coppia Greggio-Iachetti su Canale 5, a Crozza su La7, a Di Caprio su Italia 1. Prima di interrogarci sulle ragioni di un tale risultato, la statistica auditel degli anni passati sulle via Crucis trasmesse da Rai1 ci darà la cronologia per la misurazione dell’evento mediale di venerdì. 2004, la Via Crucis in tv realizza il 22,99% di share con meno di 5 milioni e 925mila spettatori (e Giovanni Paolo II presente) ed è battuta da Zelig su Canale 5; 2005, 18,31% di share con 4 milioni e 545mila spettatori (battuta da Ciao Darwin, su Canale 5) e senza Giovanni Paolo II, ormai morente. 2006, la prima di Benedetto XVI; 5 milioni e 536mila spettatori, con 23,67% di share; 2007, 5 milioni e 72mila spettatori con 22,63%; 2008, 18,07% di share con 4 milioni e 618mila spettatori: 2009, 19,64% di share con 4 milioni e 577mila spettatori: 2010, 4milioni e 386mila ascoltatori, con il 18,14%; 2011, 3 milioni e 619mila spettatori con il 14,76% di share (il dato peggiore). Infine, il 2012, con 4 milioni e 107mila spettatori e il 16,98% di share. Sin qui i numeri. Ma perché la Via Crucis 2013 è stata un evento tv? Di sicuro una ragione, la più semplice, sta nella figura del nuovo Papa, con l’attenzione rivolta ai poveri, la curiosità sulla sua figura che riaccende la spiritualità e il viaggio di un eroe religioso - nella narrazione tv - appena arrivato da quasi la fine del Mondo ma già dentro il calvario di Cristo in una Roma eterna. La seconda ragione sta nella crisi, che chiude in casa gli italiani, seduti alla tv e li spinge - causa meno soldi - a consumare di meno e, giocoforza, a riscoprire lati meno materiali e più spirituali. La terza, forse la meno evidente, sta nello spirito dei tempi e nella decadenza di un modello cultural-televisivo legato alla crescita continua delle capacità di spesa e dei sogni (cosa è stato in fondo, il berlusconismo, se non un'idea di eternizzazione degli Anni 80 e del loro edonismo?), costretti a fare i conti con la recessione e lo stallo. Per questo apparire a Cristo (e non vederlo), rovesciamento tv della spiritualità del Vangelo, è il romanzo tv al tempo della crisi: dalla via Crucis con Papa Francesco all’ostensione della Sindone in tv di ieri (per i telespettatori e 300 malati, nel Duomo di Torino) rappresentarsi l’eterno attraverso il televisore è un modo di sentirsi meno soli. E pure meno vuoti.

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