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«Non rassegniamoci mai. Dio perdona»

Oltre cinquemila fedeli alla prima Veglia pasquale di Papa Francesco Dal duomo di Torino ostensione della Sindone in mondovisione

Non chiudersi alle novità di Dio. Non avere paura di seguire Cristo. Imparare a non cercare tra i morti colui che è vivo. Papa Francesco snoda la sua omelia della Veglia della notte di Pasqua in tre semplici punti, come di consueto. Entra con il cero nella Basilica Vaticana, percorre tutta la navata centrale. Nei primi banchi, quattro giovani, provenienti da Italia, Russia, Albania e Vietnam: come da tradizione, riceveranno il battesimo nella notte di Pasqua.

È la prima veglia di Pasqua per Papa Francesco. Oggi celebrerà la Messa sul sagrato della Basilica Vaticana. E poi salirà su, fino alla Loggia centrale della Basilica, per impartire la tradizionale benedizione «Urbi et orbi», alla città di Roma e al mondo. Ma è nella veglia pasquale che ci si prepara alla Risurrezione di Gesù. Papa Francesco si è preparato in modo del tutto particolare: ha inviato un videomessaggio a Torino, dove in diretta televisiva c’è stata una ostensione della Sacra Sindone di un’ora e mezza. Ha invitato le persone a «lasciarsi guardare» dal telo, da quell’uomo sfigurato nel quale si rispecchiano molti uomini che hanno subito violenze e di cui è stata sfigurata l’identità, ma attraverso il quale ci giunge la Parola unica ed ultima di Dio: l’Amore fatto uomo, incarnato nella nostra storia; l’Amore misericordioso di Dio che ha preso su di sé tutto il male del mondo per liberarci dal suo dominio».

Atrio della Basilica di San Pietro, ore 20.30: Papa Francesco arriva, e comincia la celebrazione della veglia. Benedice il fuoco e l’acqua, ed entra nella Basilica portando il cero pasquale. La Basilica è al buio, la luce del cero portato da Papa Francesco fende il buio. Le luci si accendono progressivamente. Arrivati sull’altare, si proclama l’exsultet, e inizia la liturgia.

Nell’omelia, Papa Francesco comincia il suo racconto dalle donne che vanno al sepolcro «per compiere un gesto di compassione amore», ovvero per ungere il corpo di Gesù con gli oli profumati. Ma si trovano di fronte all'inaspettato, trovano la pietra del sepolcro rimossa, e nella tomba non c’è più Gesù. C’è perplessità, dubbi in loro. «Non capita forse anche a noi così quando qualcosa di veramente nuovo accade nel succedersi quotidiano dei fatti? Ci fermiamo, non comprendiamo, non sappiamo come affrontarlo. La novità spesso ci fa paura, anche la novità che Dio ci porta, la novità che Dio ci chiede». «Spesso – conclude Francesco – preferiamo tenere le nostre sicurezze, fermarci ad una tomba, al pensiero verso un defunto, che alla fine vive solo nel ricordo della storia come i grandi personaggi del passato».

Poi, Papa Francesco passa all’annuncio, ai due uomini in abito sfolgorante che dicono alle donne di «non cercare tra i morti colui che è vivo». E nel momento in cui viene annunciato alle donne che Gesù è risorto, «nulla rimane più come prima, non solo nella vita di quelle donne, ma anche nella nostra vita e nella storia dell'umanità. Gesù non è morto, è risorto, è il Vivente!».

E la terza parte dell’omelia è tutta dedicata all’accogliere questo annuncio. Si deve accogliere con fede, come fanno le donne. E invita, il Papa, ad accettare Gesù nella propria vita, a fare un passo verso di lui anche se si è non credenti, e chiede a tutti non avere paura, di aprirsi alla novità di Gesù.

E sullo sfondo, resta quel telo senza corpo, arrivato in Italia, donato dalla Santa Sede alla diocesi di Torino, quell’«icona del Sabato Santo» – come la definì Benedetto XVI nel 2010 – che è la Sacra Sindone.

Ed è proprio il Sabato Santo ad essere scelto dalla diocesi di Torino per l’ora e mezza di ostensione televisiva del Sacro Lino. Un’ora e mezza in cui la Sindone è rimasta dove è, distesa nel lettino nella cappella del duomo. Semplicemente, il lettino è stato tolto dalla teca ed è stato sollevato, perché fosse meglio visibile, mentre nella cappella è stato creato il microclima necessario per garantire i parametri ottimali alla sua conservazione.

Papa Francesco sottolinea che «il nostro non è un semplice osservare, ma è un venerare, è uno sguardo di preghiera. Direi di più: è un lasciarsi guardare».

È la seconda ostensione televisiva del Sacro Telo. C’è il precedente del 1973, ma ora tutto è più tecnologico, con tanto di app per visualizzazione su tablet che ha contato circa 15.000 download in un solo giorno.

Sulla autenticità del telo, la Chiesa ha per ora sospeso il giudizio. C’è una datazione al carbonio 14, contestatissima, che la farebbe risalire al Medioevo, avvenuta con criteri e sotto una pressione che lo scienziato Luigi Gonella – che era consulente scientifico della Curia di Torino quando nel 1988 furono prelevati campioni di tessuto per la datazione – non esitò a definire «un ricatto» le pressioni giunte per effettuare l’esame in quel modo. E ci sono altri studi che sono lì a spiegare come piuttosto i metodi stessi della datazione sono discutibili. E intanto la Sindone è lì. «È come – afferma il Papa – se lasciasse trasparire un’energia contenuta ma potente, è come se ci dicesse: abbi fiducia, non perdere la speranza; la forza dell’amore di Dio, la forza del Risorto vince tutto».

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