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La Via Crucis di Francesco

Nelle meditazioni scritte dai giovani libanesi la denuncia di laicismo e fondamentalismo

Il giorno del dolore. Il giorno della salvezza. La Chiesa si ferma oggi a contemplare il volto sfigurato di Cristo che dona la sua vita per andare incontro ad ogni uomo, di ogni tempo. Si rinnova la memoria liturgica della Passione (oggi non si celebrano Messe) che anticipa poi il suggestivo rito della Via Crucis. In tutta Italia, e non solo, sono tantissime le processioni di tradizione secolare che rievocano la salita di Gesù al Calvario. Ma senza dubbio, la più attesa e seguita (attese migliaia di fedeli) è quella che si svolge a Roma, nel cuore della Cristianità, che si snoda dal Colosseo, luogo che ha visto versare il sangue di tanti martiri, fino alle pendici del Palatino. Sarà la prima volta per Papa Francesco: c’è grande attesa per le parole che pronuncerà alla fine del rito, che sarà trasmesso a partire dalle 21.10 su Rai1. Con ogni probabilità a seguirlo in tv ci sarà anche il Papa emerito Benedetto XVI, che l’ha presieduto negli ultimi anni. Le meditazioni delle quattordici stazioni saranno lette da Orazio Coclite e Lina Sastri. A portare la Croce si alterneranno il cardinale vicario, Agostino Vallini, due seminaristi cinesi, un malato dell'Unitalsi, due frati francescani della Custodia di Terra Santa, due religiose dell'Africa e due del Libano, due giovani del Brasile, due famiglie provenienti dall'Italia e dall'India. Accanto alla croce, le torce verranno tenute in mano da due giovani della diocesi di Roma e da altri due libanesi. Proprio la «terra dei cedri» è protagonista di questa Via Crucis, perché le riflessioni sono state scritte da un gruppo di giovani libanesi sotto la guida del cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca dei maroniti. Si tratta di un’eredità di Benedetto XVI, un «regalo» frutto del Sinodo per il Medio Oriente e dell’esortazione conclusiva firmata dal Papa emerito il 14 settembre scorso a Beirut durante il suo ultimo viaggio apostolico. Il messaggio delle meditazioni, anticipate dalla Libreria editrice vaticana, tocca ogni categoria di persone. I governanti, che troppo spesso ignorano il bene comune. Le famiglie, attanagliate da crisi morali e materiali. Le donne, vittime di soprusi. I giovani, schiavi di droga e incertezze.

Nella I stazione, in riferimento a Pilato, si nota che sono molti coloro che «impegnano la loro autorità al servizio dell’ingiustizia e calpestano la dignità dell’uomo e il suo diritto alla vita», concludendo con l’invito perché quanti sono detentori del potere in questo mondo «governino nella giustizia». Un pensiero alle famiglie si trova nella IV stazione, quella in cui Gesù incontra Maria. «Nelle nostre famiglie proviamo anche noi le sofferenze causate ai figli dai loro genitori e ai genitori dai loro figli». La preghiera è che «in questi tempi difficili» i nuclei familiari possano essere «delle oasi d’amore, di pace e di serenità, ad immagine della santa Famiglia di Nazaret». Nell’VIII stazione Gesù incontra le donne di Gerusalemme. «Il nostro mondo è pieno di madri afflitte, di donne ferite nella loro dignità, violentate dalle discriminazioni, dall’ingiustizia e dalla sofferenza. O Cristo sofferente, sii la loro pace e il balsamo delle loro ferite». Nell’XI stazione, in cui Gesù è inchiodato sulla croce, si legge: «O Gesù, noi ti preghiamo per tutti i giovani che sono oppressi dalla disperazione, per i giovani vittime della droga, delle sette e delle perversioni. Liberali dalla loro schiavitù».

Poi la denuncia dei rischi che si insinuano nella società moderna, di un uomo che si crede «onnipotente», in nome «della ragione, del potere o del denaro». Le piaghe del «laicismo cieco», che «soffoca i valori della fede e della morale in nome di una presunta difesa dell’uomo» e del «fondamentalismo violento», che «prende a pretesto la difesa dei valori religiosi». Si prega per i sostenitori dell’aborto e dell’eutanasia, per quanti «incoraggiano tecniche e procedimenti che mettono in pericolo la vita umana. La speranza è che il Signore apra i loro cuori, perché lo conoscano nella verità e si impegnino nell’edificazione della civiltà della vita e dell’amore». Con il Medio Oriente costantentemente sullo sfondo, con le sue situazioni di odio, di violenza, di guerre e persecuzioni. E infine la Chiesa «oppressa sotto la croce delle divisioni che allontanano i cristiani gli uni dagli altri e dall’unità». Parole che riportano alla mente la «sporcizia» nella Chiesa denunciata dall’allora card. Ratzinger nell’ultima Via Crucis di Giovanni Paolo II, seguita in tv a pochi giorni dalla morte.

Il cammino della purificazione e dell’unità è ancora lungo.

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