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«Che pena tante parrocchie chiuse»

Francesco dedica alla Settimana Santa la prima udienza generale e spinge a non accontentarsi di vivere la fede in modo stanco e abitudinario

«Che pena tante parrocchie chiuse»

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Grande entusiasmo ieri mattina in piazza San Pietro per la prima udienza generale di Papa Francesco. Tantissimi i fedeli che approfittando delle festività pasquali sono giunti a Roma da tutto il mondo e non si sono persi questo appuntamento con il Pontefice.

Francesco ha deciso di dedicare la prima catechesi del mercoledì alla Settimana Santa, «centro di tutto l’anno liturgico», mentre dalla prossima udienza riprenderà il filo del discorso legato all’anno della fede. Il Papa è tornato ad insistere su alcuni temi che gli stanno particolarmente a cuore, a cominciare dal fatto che i cristiani e la Chiesa devono «uscire» incontro al prossimo: «Gesù non ha casa perché la sua casa è la gente, siamo noi, la sua missione è aprire a tutti le porte di Dio». Bisogna «vivere la Settimana Santa seguendo Gesù non solo con la commozione del cuore; vivere la Settimana Santa seguendo Gesù - ha detto il Pontefice con parole piene di zelo apostolico - vuol dire imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto. C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore!».

Il Papa ha poi spiegato un aspetto apparentemente incomprensibile per l’uomo moderno, che sia dal punto di vista pratico che ideologico, sembra voler eliminare il sacrificio dall’orizzonte della propria vita, piegato com’è alla ricerca del piacere, all’utilitarismo, al vantaggio personale. Invece secondo Francesco «vivere la Settimana Santa è entrare sempre più nella logica di Dio, nella logica della Croce, che non è prima di tutto quella del dolore e della morte, ma quella dell’amore e del dono di sé che porta vita. È entrare nella logica del Vangelo. Seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un "uscire" da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio. Dio è uscito da se stesso per venire in mezzo a noi».

Una logica dell’amore che dunque richiede lo sforzo di non accontentarsi «di restare nel recinto delle novantanove pecore: dobbiamo "uscire", cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana. Spesso - invece - ci accontentiamo di qualche preghiera, di una Messa domenicale distratta e non costante, di qualche gesto di carità, ma non abbiamo questo coraggio di "uscire" per portare Cristo. Siamo un po’ come san Pietro. Non appena Gesù parla di passione, morte e risurrezione, di dono di sé, di amore verso tutti, l’Apostolo lo prende in disparte e lo rimprovera». Insomma, il Papa invita i cattolici ad un autentico cambio di passo: «Che pena tante parrocchie chiuse!» ha esclamato a braccio. «La Settimana Santa è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita ed "uscire" incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede. Uscire sempre! E questo con amore e con la tenerezza di Dio».

Concetti talmente cari a Bergoglio da esprimerli con parole molto simili nel corso delle Congregazioni generali che hanno preceduto il conclave della sua elezione, come ha riferito il cardinale dell'Avana Jaime Ortega. In un'omelia pronunciata nel fine settimana e pubblicata ieri in un articolo sulla rivista cattolica cubana Palabra Nueva, il porporato racconta che Bergoglio disse che «la Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo geografiche ma anche esistenziali: quelle di peccato, sofferenza, ingiustizia, ignoranza e astensione dalla religione, pensiero e ogni forma di miseria». Ortega ha spiegato che dopo avere pronunciato il discorso, Bergoglio gli diede una copia scritta a mano dell'intervento, permettendogli di divulgare il contenuto. Tra le altre cose, l’allora cardinale denunciava il male dell’autoreferenzialità della Chiesa che «dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale».

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