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I gesti di Bergoglio oscurano anche le imprese di Messi

Alessandro Austini a.austini@iltempo.it In taxi a Buenos Aires ci puoi passare delle ore. E se ti aspetti che il tassista ti parli di calcio per ingannare il tempo, hai sbagliato il momento. La...

I gesti di Bergoglio oscurano anche le imprese di Messi

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In taxi a Buenos Aires ci puoi passare delle ore. E se ti aspetti che il tassista ti parli di calcio per ingannare il tempo, hai sbagliato il momento. La città sarebbe quella giusta, il «futbol» è una ragione di vita, a volte l'unica in un Paese che non riesce a ripartire nonostante la grande crisi sia alla spalle, ma adesso no. Adesso c’è Francisco. «Sembra che abbiamo vinto la coppa del mondo». Luciano, tassinaro locale, trova l'immagine giusta. E si sorprende: «Tutti noi vorremmo essere a Piazza San Pietro e voi italiani venite qui?». Vaglielo a spiegare.

Il Papa argentino è ovunque. Non c’è Maradona, Messi (tornato in patria per giocare con la nazionale e andato a segno contro il Venezuela) o Riquelme che tenga. La testa dei «portenos» è tutta per Francisco che riempie le strade, i giornali e le tv con le sue immagini: a fianco delle bandiere argentine sparse per la citta compare quella del Vaticano, l’intronizzazione di Bergoglio è stata celebrata sui tabelloni luminosi che di solito servono a regolare il traffico.

Buenos Aires si riscopre più cattolica di quanto pensasse di essere. La veglia di martedì a Playa de Mayo, con migliaia di fedeli a seguire la cerimonia dal Vaticano sui maxi schermi dalle 3 di notte, era lì a dimostrarlo. La telefonata notturna del Papa ha emozionato quanto un gol di Messi al Brasile. Davanti alla tv, nonostante l'ora, erano in 600mila solo a Baires. E le piazze si sono riempite ovunque nel resto del Paese, da Rosario alla Patagonia. C’è chi ha fatto affari d'oro con i gadget, la squadra del San Lorenzo, di cui Francisco è socio e tifoso, spera di vendere la sua maglietta in tutto il mondo, qualcuno ha già inventato il Papa Tour da offrire ai turisti: una visita alla sua umile casa natale nel «barrio» di Flores, poi nei dintorni il collegio, la piazza dove giocava a pallone con gli amici, la basilica San José, dove ha deciso di diventare sacerdote, le sue chiese degli anni successivi a Recoleta e in centro fino alla cattedrale metropolitana che ha guidato da arcivescovo per 14 anni. È lì davanti che i fedeli lo hanno ascoltato commossi. L'Argentina sente le sue parole cariche di affetto e ritrova la speranza. Lo aspetta in patria entro la fine dell'anno e crede molto negli effetti positivi del pontificato sulla politica e il turismo. Non mancano, ovviamente, critiche e ironia sul viaggio di Cristina Kirchner a Roma, la presidentessa argentina che non sopportava le critiche di Bergoglio al governo, lo evitava a Buenos Aires e invece è volata al Vaticano. «L'allegria di Cristina contrasta con la storia dei suoi conflitti con Francisco» ha scritto il Clarin. Ma non poteva essere altrimenti. Mettersi contro questo Papa sarebbe come vietare il futbol.

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