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Abbraccio tra pontefici: siamo fratelli

Quarantacinque minuti nella biblioteca della residenza di Castel Gandolfo Ratzinger consegna una scatola bianca. Giallo sul contenuto. Sono i dossier?

Per quarantacinque minuti, Papa Francesco e Papa Benedetto sono da soli, nella Biblioteca della residenza pontificia di Castel Gandolfo. Si sono abbracciati come fratelli. Sono insieme in «un momento di altissima e profondissima comunione», come dice padre Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Parlano della Chiesa, delle sfide da affrontare. Magari anche dei problemi. E forse c’è anche tutto questo nella scatola bianca, alta forse 60 centimetri, con dei documenti, poggiata sul tavolo tra loro due, con una busta chiusa sopra. Forse non è il dossier di 300 pagine annunciato da mons. Loris Capovilla, che fu segretario di Giovanni XXIII. Ma è possibile che Papa Benedetto abbia voluto lasciare qualche indicazione a Papa Francesco. Non si danno mai del tu, sempre del lei. Eppure i due si sentono fratelli e si sciolgono in un abbraccio appena Papa Francesco, sceso dall’elicottero, gli va incontro. «Buongiorno. Grazie per questa visita», dice Benedetto XVI. «Grazie a lei, Santità», risponde il Papa. E Benedetto XVI, sorridendo: «Il sole ci saluta un po’». Dietro di loro, c’è Georg Gaenswein, segretario di Benedetto XVI e prefetto della Casa Pontificia. Ma si intravede nelle immagini anche Marcello Semeraro, vescovo di Albano, e Angelo Becciu, sostituto alla segreteria di Stato, che ha accompagnato Francesco. È una giornata storica, il primo incontro tra un Papa emerito ed uno in carica in sette secoli. Benedetto aveva promesso «reverenza e obbedienza» al suo successore. Ci tiene al rispetto dei ruoli. Così, quando si mettono in macchina per compiere il tragitto dall’eliporto di Castel Gandolfo alla residenza pontificia, fa sedere Francesco sulla destra, il posto riservato ai Papi. E poi, arrivati nella cappella privata per un incontro di preghiera, Benedetto XVI vorrebbe che Francesco sedesse sull’inginocchiatoio d’onore, di fronte all’altare. Francesco entra per primo, a passo svelto vi si dirige, mentre lo segue Benedetto XVI, rallentato dal bastone. Benedetto va verso i banchi, e allora Francesco lo precede. Benedetto affretta il passo, cerca di fermarlo di frapporsi. «No, no, no - dice - lei è il Papa, dobbiamo rispettare…». E Papa Francesco: «No. Siamo fratelli. Tutti e due insieme».

Le immagini dei due Papi vestiti di bianco - l’uno (l’emerito) con un giubbetto che lo ha coperto dal freddo e con una talare bianca semplice, l’altro con la "mantelletta" (come l’ha definita padre Lombardi) e la fascia che ne definiscono il rango di Papa in carica - sono forse il momento in cui più di tutti si sente il passaggio delle consegne. Dopo, i due si muovono verso la biblioteca. Da buon ospite, Francesco ha portato un dono: una icona, probabilmente del XIV secolo, che raffigura la Vergine seduta a terra col bambino. «Mi hanno detto - dice Papa Francesco - che si chiama la Madonna dell’Umiltà. Mi permetta di dire una cosa, ho pensato subito a lei tanto umile durante il suo pontificato». Benedetto, prende le mani di Francesco tra le sue: «Grazie che dono! Un significato profondo!». E Francesco: «Ci ha dato tanti segni di umiltà e di tenerezza. Ho pensato a Lei». Benedetto XVI, con la voce rotta dalla commozione. «Non dimentichiamola, grazie». In biblioteca, Papa Francesco e Papa Benedetto restano soli. Non è un vero e proprio passaggio di consegne. Da buon tedesco, Benedetto XVI ha lasciato la casa in ordine prima di partire, ha proceduto alle ultime nomine, ha dato le istruzioni. Eppure, c’è ancora molto da parlare, da capire. Quale è la reale situazione della Curia? Quali sono i rapporti di forza? Come portare avanti l’operazione di pulizia avviata da Benedetto XVI? Tutti temi che sono forse sviluppati nei documenti contenuti nella scatola bianca che campeggia tra i due Papi in biblioteca. I quali poi vanno a pranzo, insieme ai segretari Georg Gaenswein e Alfred Xuereb. Gaenswein, in talare scura e zucchetto da vescovo, ma senza fascia (non era nel ruolo di Prefetto della Casa Pontificia, ma in quello di segretario di Benedetto XVI), rappresenta la continuità tra i due papati. Per due volte Papa Francesco ha voluto chiamare Papa Benedetto, e lo ha ricordato sin dal primo discorso da Papa, affacciato dalla loggia delle benedizioni. Dopo pranzo, passeggiata e poi ritorno a Roma per Papa Francesco. I due si rivedranno forse ad aprile, quando saranno finiti i lavori del Mater Ecclesiae, l’ex monastero di clausura dentro la città leonina che sarà la residenza di Benedetto XVI. Invece Papa Francesco dovrebbe tornare a Castel Gandolfo a partire dal 12 luglio, per iniziare le sue prime vacanze da Papa.

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